giovedì 6 ottobre 2011

Le dovute presentazioni

Non so dove abbia trovato il coraggio di farlo. Forse nella speranza di incitare gli altri a intervenire...della serie:" non potete fare figura del ca**o più di me!" Comunque se sono troppo sgradevole potete concentrarvi sui pesci dell'acquario alla mia destra. La bella canzone in fondo è Non siete Stato voi, di CapaRezza.
Buona visione!


mercoledì 5 ottobre 2011

Opinione - Azione - Killing the Hydra

Non ho ben chiaro il mio futuro, ma ho ben chiare le mie ambizioni. Non è colpa mia, ma sono un sognatore, e da quando ho una coscienza politica, il mio sogno è quello che condividono molti miei connazionali. No, non è far dimettere Berlusconi. C'è una realtà sociale, un'infezione estesa, che riguarda milioni di persone in Italia, non una sola. Silvio Berlusconi non è la testa da tagliare per far morire il corpo. Il corpo in questione è quello di un'Idra, con migliaia di teste, dove quella del Premier è solo la più esuberante. Sono ingenui e sbagliano in buona fede tutti coloro che concentrano le loro attenzioni su un solo uomo. Quello che voglio io è uccidere l'Idra.

Per quanto riguarda questo sito, io desidero qui si affrontino le opinioni di tutti gli italiani che valgono. Ancora una volta, non distinguo berlusconiani da antiberlusconiani come se gli uni fossero sciocchi o disonesti e gli altri saggi e valorosi. La mia stima va a chiunque desideri risollevare questa Nazione, qualunque sia la sua idea. Qui io posto notizie e opinioni. Le mie opinioni dovrebbero attirare le vostre. Anche diverse o opposte, perchè no? Sono dell'idea che una sola opinione non serva a nulla, che due opinioni facciano solo casino e che molte opinioni invece, generino un ecosistema di idèe in cui vale la selezione naturale. L'opinione forte vince su quella debole e coincide con quella migliore quando l'ecosistema non è inquinato da interessi economici e di partito. Da un gruppo di idèe forti e coerenti, può nascere la loro forma fisica, concreta. L'azione.

Ho già definito questo progetto come un'utopia realizzabile. Se anche voi ci credete, non dovete fare altro che leggere e partecipare.

lunedì 3 ottobre 2011

La crisi del calcio italiano: sintomi di un declino

articolo di Filippo De Grazia


C’erano una volta Platini, Van Basten, Maradona, Weah, Zidane, Ronaldo e Nedved, campioni stranieri che giocavano nel campionato italiano. Erano i tempi in cui i giovani fuoriclasse bramavano di trovar spazio nelle squadre del calcio italiano, quando le nazionali campioni del mondo erano sette o otto undicesimi composte da giocatori impegnati nel nostro campionato. Erano tempi felici per il nostro calcio.
 Nel 2011 promesse come Pastore e Sanchez fuggono alla corte di società estere. Oggi esportiamo i nostri allenatori (vedi Capello, Ancellotti, Spalletti e Mancini) e, caso assai insolito, i nostri giocatori: Rossi, Criscito, Sirigu e Balotelli, solo per citarne alcuni. Abbiamo addirittura perso il quarto posto nel ranking europeo per le competizioni UEFA, surclassati dalla Bundesliga.
Ma qual è il motivo di questa crisi? Per capire perché la Serie A ha perso il fascino e il valore di una volta, occorre riconoscere i sintomi della sua malattia. I segni della sua decadenza.
Come quando nel ‘91 in Italia cadde il PCI e due anni dopo conseguentemente il suo fatale antagonista, la Democrazia Cristiana, così la crisi del calcio italiano è inesorabilmente connessa alla caduta della società che da oltre un secolo contribuiva a dargli identità e valore: la Juventus. Il processo di Calciopoli è stata la prima strutturale picconata al campionato di calcio italiano. Da allora tutto si sgretola. Un campionato senza Juventus è un campionato orfano della sua squadra più rappresentativa E’ un campionato sterile.

E’ vero, dopo il processo del 2006, la Nazionale ha vinto una coppa del Mondo e due Club nostrani la Champions League (Milan nel 2007 e Internazionale nel 2010), ma sono stati casi speciali, gli ultimi segni di vita di un campionato nostalgico della sua storia. E’ vero anche che non tutto è riconducibile al declino deciso a tavolino della squadra bianconera ma è lo stesso importante riflettere sulle conseguenze, giuste o sbagliate, di quella sentenza che uccise il campionato italiano punendo la Juve.

Altro sintomo del male di cui soffre l’Italia è il rinomato regime fiscale che secondo alcuni, penalizza le società e che consiste nella alta tassazione e i bassi introiti derivanti dagli incassi delle società. La questione degli stadi di proprietà dei comuni non va giù alle dirigenze dei team italiani che puntano il dito su una politica che non li agevola. Senza tanti introiti non è possibile  fare acquisti da 40 o 50 milioni come fanno all’estero, motivo per cui tuttavia,  riusciamo a rimanere entro i parametri del Fair Play finanziario indicato dall’ UEFA. A questo si aggiunge il problema dei vivai, sempre meno fonte di produzione di campioni nostrani e, da parte opposta, causa del sempre crescente numero di giocatori stranieri nella rosa dei club professionisti. Basti pensare che nell’ultima Champions conquistata dall’Inter, squadra di Milano, questa vantava quattro italiani in rosa di cui zero titolari (senza contare l’allenatore portoghese).

Poi  c’è da sottolineare la concorrenza dei campionati esteri a cui è connesso un disagio prodotto dalla questione morale. Quale campione vorrebbe mai andare a giocare con una squadra non blasonata, senza prestigio, senza identità come il Manchester City? O come il Paris Saint Germain? Eppure il Kun Aguero, promettente calciatore argentino, ha rifiutato il corteggiamento della Juve, squadra tra le più importanti del mondo, per approdare al Manchester City, club senza storia comprato dallo sceicco Mansour e sul quale sono stati investiti 350 milioni di euro in tre anni e del quale fanno parte tanti altri campioni (Silva, Balotelli, Tevez, Dzeko) inverosimilmente interessati al valore della maglia. Eto’o è andato all’Anzhi, squadra russa di proprietà di un magnate del petrolio, unicamente per un maxi ingaggio da 20 milioni a stagione. E’ cambiato il calcio o sono cambiati i sogni dei calciatori? Come competere con il dio denaro che cancella l’opportunità di indossare una maglia gloriosa per una più “preziosa”?. In Italia nessuna squadra può permettersi di costruire la propria competitività con i soldi.

Quindi il sintomo più evidente: la crisi di risultati. Le squadre italiane, per cui senza distinzione, se giocano in competizioni europee si tifano tutte, non raggiungono grandi risultati. Non conquistano i “tituli” che contano. Più che sintomo, a questo punto, conseguenza evidente di un sistema logorato dai suoi problemi e non più  in grado di rigenerarsi. Ma quale dev’essere la terapia? Si tratta di un malato terminale? No, certo che no. La storia, come il calcio, segue cicli che si ripropongono nel tempo. Di preciso, non possiamo dire quando potremo ritornare ad essere il miglior calcio del mondo, ma senza dubbio se si continua a perseverare nei vizi, il paziente non guarirà mai, non potrà mai tornare a lavorare. Figuriamoci se fanno pure lo sciopero.

L'Italia s'è desta. L'opposizione no


Si sente spesso dire che se i governi peggiori della storia restano in vita fino alla scadenza del mandato, la colpa è in gran parte da attribuire all'opposizione inesistente. Nessuno, credo, riuscirebbe a smentire questa ovvietà, mentre l'associazione Openpolis ha fatto di più, mettendo nero su bianco tutti i dati che fanno dell'opposizione italiana la beffa nazionale che è. Pare proprio che il Presidente del Consiglio non sia l'unico a lavorare a tempo perso: in barba alle leggi vigenti, centinaia di parlamentari ricoprono doppi incarichi (primi fra tutti gli avvocati, ma anche e soprattutto si parla di incarichi istituzionali) che non possono coesistere senza che l'uno prevalga sull'altro. E questa situazione non bada al colore politico.

Fino alla rottura di Fini e compagnia, il Governo godeva di un'ampia maggioranza, che tuttavia non era alla base delle sue vittorie. L'assenteismo di destra ne avrebbe vanificato gli effetti, non fosse stato per l'assenteismo di una sinistra molto competitiva in fatto di incompetenza. Ai tempi duri del Governo, dovuti al cambio di assetto, hanno prontamente risposto i partiti sedicenti d'opposizione, adattandosi alla situazione diventando meno produttivi che mai.

Il risultato dello studio è che in una votazione su tre, in cui l'opposizione avrebbe avuto i numeri per battere la maggioranza, gli atti in questione sono passati senza problemi. Questo documento dimostra, statistiche alla mano, quanto siano inaffidabili le forme di rappresentanza garantite dalla Costituzione. In questo inciucio titanico il cittadino non ha voce, nemmeno quando pensa di averne.

domenica 2 ottobre 2011

Il Sonno Collettivo

Lasciatemi approfittare dello spazio che ho creato per sfogarmi.
Pensate mi rattristi vedere dei briganti appropriarsi di una Nazione? Credete mi faccia star male sapere che nel Paese in cui sono nato il merito è calpestato e che essere compromesso è una forza? Quanto credete mi faccia male sapere che ho le stesse possibilità di cambiare le cose, di quelle che ha Cosa Nostra di sparire dall'Italia spaventata dal Ministro dell'Interno? E' vero, tutto questo mi da un senso di rabbia e impotenza a tratti incontenibile. Ma quello che davvero non riesco a tollerare è la consapevolezza che ogni forma di opposizione è inaffidabile.

Dietro ogni partito, dietro ogni testata giornalistica, dietro ogni persona di questo Stato, ma che dico, di questo mondo...dietro ciascuno di loro c'è un universo di interessi personali, economici, di ruffianeria, di potere... Quanto ti fidi del tuo mito? La verità è che non possiamo contare su nessuno. E i giornalisti che chiamiamo indipendenti, non si atteggiano forse da donne e uomini liberi solo perchè la libertà è un'etichetta che rende? Ma la libertà non dovrebbe essere un'etichetta...
L'ignoranza di cui si nutrono i governi alimenta anche ogni forma di informazione. Questo è il Capitalismo, che priva di ogni valore qualunque essere vivente, qualunque idea, tutto ciò che hai di più caro.

Prendi atto che la vera ignoranza è credere di sapere quando così non è. "So di non sapere" deve essere il mantra di ogniuno di noi, non senza la volontà implacabile di colmare quel vuoto. Questa volontà è l'essenza più bella dell'umanità, ciò che secondo il sottoscritto ci rende unici. Mettete in dubbio ogni vosta convinzione, dunque, non tralasciate ciò che vi detta il maledetto senso comune. Massacrate ogni pregiudizio, non risparmiate nemmeno le leggi della matematica! Vi parlo così perché ho capito una cosa: qualunque risultato che si basi su una menzogna, non sarà un buon risultato. Guardatevi dalle bugie dei governi, ma prima ancora dalle bugie che raccontate a voi stessi.

La Tangentopoli del 2011 si chiama TAV


Vi segnalo un lungo documento molto interessante, ad opera di Gianni Barbacetto, che spiega tutto ciò che c'è da sapere sulla TAV. E' una cosa indegna che i movimenti no-tav rimangano isolate associazioni di abitanti locali.
Non è una questione della Val di Susa. Se ci chiamiamo italiani siamo tenuti ad indignarci tutti.
Il modo in cui la questione strappa i sipari del teatrino "destra contro sinistra" è assai interessante ed esplicativo.
http://www.societacivile.it/primopiano/articoli_pp/tav.html

Come recuperare una Nazione (parte 1)

160'000'000'000 euro: patrimonio evaso in Italia ogni anno*
60'000'000'000 euro: denaro derivante dalla corruzione in Italia ogni anno*
Queste cifre astronomiche fanno di noi uno degli stati più opachi al mondo. Sarebbe ragionevole pensare che almeno in tempo di crisi si pensasse a recuperare da qui il denaro che serve, prima di "mettere le mani eccetera eccetera". E invece...

Se poi dovessimo credere ai vari ministri, in questo momento gli evasori starebbero tremando di paura. I corrotti si saranno senz'altro cagati in mano quando il Primo Ministro ha minacciato una dura, durissima rappresaglia contro di loro. Mai silenzio fu più assordante.

Le iniziative contro questi reati, qualunque sia la loro provenienza, giacciono dimenticate. In compenso i vari governi degli ultimi 20 anni si sono arrabattati come pochi per salvare gli amici e gli amici degli amici con leggi vergogna di gittata poi universale. La ex-Cirielli ad esempio, assicura dal 2005 la prescrizione a diversi reati di frode fiscale, facendola scattare 7 anni e mezzo esatti dopo che il reato è stato commesso.

Proposte in grado di combattere davvero questi reati, sono arrivate un mese fa alla festa del Fatto Quotidiano, da magistrati di fama Nazionale.
P. Davigo, giudice cassazionista

Il Procuratore aggiunto di Milano, Francesco Greco, ci ricorda che i principali paradisi fiscali sono ben noti; è ora di chiudere le frontiere fiscali con le varie Cayman sparse per il mondo.

Piercamillo Davigo, senza che vi ricordi chi sia, introduce uno stratagemma contro la malapolitica, già in uso negli Stati Uniti (dove tra l'altro gli evasori li arrestano a differenza nostra): i politici neoeletti vengono sottoposti a un tentativo di corruzione, che è falso a loro insaputa. Se accettano la mazzetta, ricevono le manette in omaggio. 
Lo stesso Davigo propone anche una modifica dell'articolo 708, in modo da permettere la confisca dei beni non confacenti lo status anche agli incensurati che dichiarano meno di quello che hanno (attualmente la confisca può riguardare solo chi ha già condanne in materia).

Ci sarebbero leggi da fare, leggi da tagliare, ma non ci si può aspettare un intervento spontaneo da parte loro. Deve essere chiaro a tutti che i nostri dirigenti non faranno mai qualcosa di buono, se non li costringiamo noi.

*Corte dei conti