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mercoledì 26 settembre 2012

Chiarezza e ratio sulla sorte di Alessandro Sallusti

Il caso del direttore deIl Giornale è da una settimana al centro delle polemiche (seguendo, per ovvio interesse nazionale, la vergogna della Regione Lazio).
Tuttavia la vicenda del noto e spesso a ragione malsopportato giornalista non è solo triste, ma anche non a tutti chiara. Questo lascia ampio spazio alla strumentalizzazione, da qualunque parte del globo, di una vicenda in cui le responsabilità sono a dire il vero assai definite. E in quanto tali, non accessibili al volgo, come da tradizione italiana.

I fatti: 2007, c'è un articolo firmato anonimo; c'è il direttore che ha la responsabilità degli articoli pubblicati dal suo giornale; c'è l'insinuazione reiterata che un giudice abbia costretto una bambina ad abortire; c'è un giudice che sporge querela; c'è una Corte di Cassazione che pronuncia una sentenza.
Non era così difficile... Ora può essere legittimo fare le dovute considerazioni.

Personalmente non ho trovato parole migliori di quelle di Massimo Fini per commentare la questione.
Mi risparmio vari commenti poco seri alla "chi la fa l'aspetti", ma non c'è nemmeno alcun motivo per trovare un grande antagonista malvagio nella vicenda, essendo il reato stato commesso ed essendo la sentenza in linea col Codice Penale. 

La legge può non piacere ma finché non la si cambia essa è padrona e tale deve essere. Tra tutti i commentatori è probabilmente il diretto interessato quello che ha conservato maggiore dignità. Non gli uomini del Partito Azienda, un tempo concordi nel voler applicare lo stesso trattamento ai loro oppositori. Non la categoria dei giornalisti, ormai priva di quei connotati un tempo fondamenti della professione.

Ora sarebbe bello, più di ogni cosa esteticamente e moralmente, non fare altro casino...

lunedì 21 novembre 2011

Parla con La7

Parla con me andava in onda dal 2004. Nell'estate scorsa il cda di destra ha battuto quello di sinistra e il presidente Garimberti (5 a 4) per la cancellazione del programma nella stagione 2011-2012. E fu così che uno dei programmi più seguiti in seconda serata fu cancellato per i capricci dell'allora premier/bambino viziato e per la lottizzazione sfacciata e intollerabile della tv che fu pubblica.

In ordine al principio secondo cui l'informazione deve dare ragione alle maggioranze (per una solida e sana opera di caprinizzazione), la Rai ha perso programmi d'informazione, satira e cultura che erano anche fruttiferi in fatto di share. D'altra parte quando si vede sostituire Santoro con Ferrara, qualche dubbio su meritocrazia, pluralismo e persino sulle universali regole di mercato viene un po' a tutti gli organismi pensanti. Dubbio che ora viene persino ad alcuni dirigenti Rai che pensano di sbarazzarsi di Minzolingua, ormai inutile (perché, lo è mai stato?).

Ecco come funziona, prima un'azienda si autolesiona offrendo il suo servizio in sacrificio al dio-partito, poi alla morte del padrone si piange sul latte versato. Serena Dandini, insieme alla squadra che la supportava nell'ultima stagione pressoché invariata, tornerà nei palinsesti... quelli di La7 ovviamente. Nulla di strano in ciò, quando un'azienda diventa il contrario della competitività, le altre devono approfittarne, e la rete di Telecom Italia Media, quando può, ne apporfitta.

Ordunque, da gennaio nel prime time del sabato (dalle 21:30 a 0:00 il sabato e alle 19:30 ad anticipare il tg sabato e domenica). E’ ufficiale. La partitocrazia ha inferto nuovamente un duro colpo all'azienda pubblica che ne è infettata (forse non per molto), regalando alle reti private un'altra opportunità gratuita.
Alcuni dirigenti, come l'amministratore Rizzo Nervo, guardano la stupidità delle scelte Rai e si indignano: "In pochi mesi sono stati regalati alla tv concorrente Roberto Saviano, Corrado Formigli, Paolo Ruffini, quattro puntate evento di Fazio-Saviano e adesso Serena Dandini". 

Disse una volta il Berlu che non valeva la pena pagare il canone Rai. Dalle parole ai fatti: fra un po' la gente premerà per pagarlo a La7 il canone.

venerdì 14 ottobre 2011

Scalate, intercettazioni, regali di Natale: "Abbiamo una banca?"

Eccoci qui, ahimè, a dibattere il tema intercettazioni. Devo essere sincero, lo faccio controvoglia, così come controvoglia parlo di arcoriane zoccole varie.
Per fortuna non sono costretto a parlare delle due cose insieme, per cui vorrei resuscitare la famosa intercettazione Fassino – Consorte, visto che comunque va di moda. Lo faccio spinto dall’abuso di retorica che destra e sinistra fanno di questa vicenda.

2 maggio 2005: la procura di Milano apre un’inchiesta sulle scalate bancarie varie ricollegate all’allora governatore di Bankitalia Fazio. La Guardia di Finanza irrompe nella sede della Banca Popolare di Lodi per acquisire documenti. Sulla base di una denuncia, si ipotizzano aggiotaggio ed altri reati.
17 luglio 2005: la Guardia di Finanza intercetta la famosa conversazione tra l’allora capo di Unipol Giovanni Consorte e il Ds Piero Fassino, più nota come “siamo padroni di una banca?”.
Questa intercettazione, effettuata per conto della procura di Milano, non viene mai trascritta, anzi il nastro della registrazione rimane sigillato fino allo scoop de Il Giornale.
24 dicembre 2005: Roberto Raffaelli, capo dell’azienda Research control system che aveva permesso l’intercettazione, porta il nastro trafugato in dono al Premier con la mediazione dell’imprenditore Fabrizio Favata (così confesserà Raffaelli).
2 gennaio 2006: in un articolo di Gianluigi Nuzzi (che scriveva appunto su Il Giornale di Belpietro), l’intercettazione viene allo scoperto, facendo il dovuto scalpore.
Giugno 2010: Raffaelli, rinviato a giudizio, patteggia una pena di un anno e 8 mesi. Favata viene condannato a  2 anni e 4 mesi.
16 dicembre 2010: i PM milanesi chiedono l’archiviazione per Silvio Berlusconi nell’inchiesta sulla fuga di notizie.
15 settembre 2011: il gip Stefania Donadeo respinge la richiesta e ordina di disporre il rinvio a giudizio per i fratelli Berlusconi (Paolo era editore del quotidiano). Viene iscritto al registro degli indagati anche Maurizio Belpietro.
Questo è quanto.

Nelle trasmissioni, gli ospiti di sinistra cadono in confusione davanti a questo argomento, mentre potrebbero cavarsela con poche, semplici, parole oneste:
il caso “abbiamo una banca” è del tutto diverso dai casi “bunga bunga ecc.”:la prima intercettazione è divenuta pubblica in modo illegale, senza passare all’esame degli inquirenti. Peggio ancora, è stata commerciata. Le sozzerie che occupano pagine e pagine di giornale oggi, sono state pubblicate dopo che la difesa ne ha richiesto l’acquisizione. Questa procedura è completamente legale.
Nel caso in cui così non fosse, scatta l’indagine sulla procura, com’è giusto che sia.

Ora si possono fare innumerevoli considerazioni: possiamo chiederci come mai non esiste un’indagine su Fassino in relazione a queste scalate; possiamo legittimamente  dire che Il Giornale ha fatto bene a pubblicare la notizia, perché i giornalisti sono soggetti al diritto e dovere di cronaca; possiamo dire che Silvio Berlusconi ha utilizzato una procedura che è proprio il demone che dice di voler combattere col ddl.

Poiché in tutto questo non capisco dove sia l’abuso, essendo che i colpevoli di reati sono già perseguibili e perseguiti, la legge bavaglio non serve, e questo è evidente, ad evitare le fughe di notizie. Serve piuttosto a far chiamare “fughe di notizie” tutte quelle pubblicazioni di atti che oggi sono legittime.
E, come ben sappiamo, non serve solo a questo.

martedì 27 settembre 2011

Ddl Intercettazioni: conosciamo il nemico

La minaccia è ufficiale: la proposta di legge anti-intercettazioni (nome volgare per anti-un-po'-di-tutto) sarà discussa, di nuovo, entro ottobre. Sarà tale e quale quella di due anni fa, che a sua volta era assai somigliante a quella dell'ultimo governo Prodi (sia detto a merito dell'attuale Governo che quella era una signora porcata in confronto a questa). 

Ora vi presento i punti salienti del ddl in questione:
  • I magistrati che gestiscono un'inchiesta non possono essere nominati o raffigurati in foto se non per importanti fini di cronaca (non c'entra il rispetto di certe credenze popolari secondo cui le foto ruberebbero l’anima. Leggetevi invece il Piano di Rinascita democratica della P2: secondo alcuni burloni c'è una certa connessione).
  • Le intercettazioni possono essere divulgate quando pubbliche, ma solo se riassunte. Perdonatemi, non ho idea di dove vogliano andare a parare, visto che il riassunto di un fatto può dire tutto e il contrario di tutto... o forse è proprio qui che vogliono arrivare?
  • Intercettazioni, anche ambientali, e raccolte di tabulati telefonici sono consentite solo per reati estremamente gravi, e che in generale non riguardano (quasi) mai la casta (detenzione di droga, armi, esplosivi, ecc.)
  • Si possono disporre registrazioni di conversazioni se e solo se si è certi che sul posto si stia svolgendo un reato. Il magistrato arriva e chiede ai due mafiosi “che per caso siete criminali? Ah allora posso piazzarvi qui questa cimice? Tanto è piccola, non da fastidio. Grazie, molto gentili”.
  •  Il PM è autorizzato a disporre le intercettazioni solo quando vi sono evidenti indizi di colpevolezza. Le intercettazioni servono prima di tutto a trovare indizi che inchiodino l'indagato. Questo comma le rende pressoché inutili.
  • Se compaiono nelle intercettazioni nomi di persone estranèe alle indagini, questi vanno omessi. Aggiungerei, con conseguente perdita di informazioni sia per le indagini, sia per l’opinione pubblica, che comunque sarebbe all'oscuro di tutto grazie agli altri punti.
  •  I risultati delle intercettazioni relative a un procedimento, non possono essere utilizzati in altri procedimenti salvo rare eccezioni. Se intercettando Tizio spacciatore scopro che Caio è uno stupratore, non posso usare questa forte prova per incriminare Caio. Uno dei punti che preferisco.
  •  Se oggetto di intercettazione diviene una vicenda connessa ai servizi segreti, vige il segreto di Stato. Ad ogni modo niente paura: è la presidenza del consiglio a decidere se vi sia o no questa possibilità, e può prendersi fino a 30 giorni per decidere. Senza fretta presidente!
  • Quando l'azione penale è esercitata nei confronti di un ecclesiastico o di un religioso del culto cattolico, l'informazione è inviata all'autorità ecclesiastica competente (quindi di ordine superiore). Difatti, gli ecclesiastici non coprono mai i reati dei loro dipendenti, dunque possiamo fidarci. Da notare che questo punto si riferisce solo ai religiosi “del culto cattolico”.
  • Per la stampa non periodica l'autore dello scritto provvede, su richiesta della persona offesa, alla pubblicazione delle dichiarazioni o rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate informazioni da essi ritenute lesive della loro reputazione. Da notare che non è necessario che le informazioni scritte siano false. Basta che l'on.Tizio si senta offeso e si è tenuti ad accontentare le sue richieste più o meno folli. Come già detto, questo riguarda anche gli spazi Internet.
  •  A decidere il tetto di spesa annuo per le intercettazioni è niente di meno che il Guardasigilli, al quale peraltro le procure inviano i resoconti annuali della spesa sulle intercettazioni. Dopodichè, c'è da aspettarsi che Nitto Palma stili le pagelle.
Il resto si riassume in varie rappresaglie esagerate contro la stampa ribelle e in tutto ciò che ho dimenticato o tralasciato. Dopotutto basta questo per farsi un'idea della situazione, mentre le considerazioni le lascio a voi.

lunedì 26 settembre 2011

La verità gli fa male

Le puttanesche conversazioni presidenziali sono divenute, già dagli inizi, un fenomeno globale. Tutto il mondo è sintonizzato sulle frequenze delle Arcore’s Nights da quanto…2-3 anni?

E’ un’indecenza, questo lo pensiamo tutti. Da Silviuccio, che cambia tre telefoni al giorno per non farsi intercettare senza capire che intercettano quelli con cui parla, povero, a chi ha abbastanza decenza da storcere il naso pensando a un PdC che difende i valori cristiani castigando pulzelle più o meno maggiorenni, solo per dirne una.

Non temete, ci pensa il governo della "rivoluzione liberale" a fare ordine (nascondere lo sporco sotto il tappeto) con la Legge-bavaglio new edition 2011! Immagino un po’ tutti sappiate di cosa si tratta: per citare solo i punti più famosi, le intercettazioni (che sarebbero atti pubblici quando il processo parte) non devono più essere divulgate se riguardano lorsignori; poco male, perché le intercettazioni stesse saranno pressoché inutilizzabili se anche solo vi si nomina un parlamentare (se fossi un rapitore potrei chiamare il mio complice “Renato Schifani” al telefono, così ‘sti sbirri mi lascerebbero in pace).

Queste cose, salvo i lettori di  fogli abusivi e giornali-figli-di-papà vari, le sapete un po’ tutti. Quello che non tutti sanno è che  infilato nel ddl c’è anche un provvedimento da pedigree contro la libertà d’espressione in Internet. Una derivazione del ramo-bavaglio della legge, che costringe qualunque entità virtuale ad applicare la rettifica dei contenuti sgraditi “entro 48 ore dalla richiesta del soggetto interessato, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”.


Avete finito di ridere? Io riderò quando questa porcata entrerà in vigore, perché imbavaglierà ‘sto cazzo, se mi passate il termine. La menzogna ha una differenza di fondo con la verità: è falsa invece che vera. Ora vi spiego come farete a riconoscere una notizia vera da una falsa presente su questa piattaforma, nel malaugurato caso in cui questo progetto piduista(fa molto Di Pietro) passasse: la notizia vera sarà supportata da fonti e prove concrete, che il lettore potrà testare da sé.  La rettifica falsa da contraddittorio alla Santanchè si riconosce perché non si sa da dove scappa fuori. Ma infondo non bisogna avere doti particolari per capire che cose come “Dell’Utri non ha condanne” o “La Gelmini è molto istruita” sono frasi imboccate dal governo del ducetto. 

Torneremo sull'argomento ddl Intercettazioni, per svelarne i particolari più o meno noti al più presto.