mercoledì 12 ottobre 2011

Guarda il tramonto...

Oggi il Governo è andato sotto sull'approvazione del bilancio. Un fatto estremamente grave, mai accaduto finora.
La maggioranza è mutevole, instabile, inaffidabile. Ora ogni scenario è possibile, nessun esito è da escludere.
Il Presidente della Repubblica ha tutti i motivi di intervenire e sciogliere le camere.

Vada come vada, questo è senza dubbio alcuno il tramonto di un lungo periodo, ma domani non è scontato che sia un giorno migliore. Salutiamo questa eclissi con un video che, tanto per cambiare, incita alla partecipazione.
Questa volta vi ho risparmiato il mio dialetto biascicato e i branchi di pesci alle mie spalle!


lunedì 10 ottobre 2011

Come recuperare una Nazione (parte 2)

Mentre il Governo cerca di capire se ha la faccia abbastanza simile al deretano da praticare un bel condono fiscale, ho pensato di proseguire la serie delle proposte secondo me migliori per risollevare le nostre sorti.
Mi rendo conto che molte delle mie idèe sono scontate, implicite del normale buonsenso di chiunque di noi, ma come si usa dire, "scripta manent, verba volant" ovvero "le scritture restano, i discorsi svaniscono" (o come disse un mio amico "se lo scrivi male il verbo vola").

Partiamo dalla più scontata, il sogno di ogni persona che lavora come una bestia da soma, o che la bestia da soma la fa proprio per lavoro, per poi guadagnare una miseria: ridurre lo stipendio delle cariche pubbliche a una somma di questo universo. Fa un certo effetto sapere che i parlamentari francesi guadagnano meno della metà dei nostri; il politico spagnolo medio guadagna in un anno circa 30 mila euro. Un quinto.

Per uscire dall'ambito prettamente economico, anche se a ben vedere non ci si allontana mai veramente da esso, bisognerebbe rendere omaggio anche all'etica pubblica: imporre l'interdizione ai pubblici uffici a tutti i soggetti moralmente indegni, per esempio.
La proposta in merito avanzata dai grillini, in cui moralmente indegno è qualunque condannato, è più intransigente della mia, che riguarderebbe solo i condannati per reati in ambito appunto di pubblica amministrazione (corruzione, frode fiscale, turbativa d'asta, ecc.). La consapevolezza di base è che chi ruba può farlo di nuovo, e per fortuna qualcuno ancora pensa che derubare lo Stato sia un crimine dei peggiori (non lo pensano, evidentemente, gli autori dei vari scudi, condoni e depenalizzazioni degli ultimi vent'anni).

Triste che cose così elementari, alla portata delle menti più semplici, non vengano mai discusse in Parlamento, nemmeno in tempo di crisi. Le cose sono due: o il QI dei nostri politici non supera quello di uno scimpanzè ammaestrato, oppure non sono in grado di rinunciare ai propri privilegi, avendo da pensare a cose più importanti: silenziare la stampa a sputtanamento concluso et simila.

domenica 9 ottobre 2011

Esportiamo balle in Medio Oriente


Siccome l'Italia di democrazia ne ha da vendere, come sapete la stiamo "esportando" ormai da dieci lunghi anni... In principio fu il tragico attentato alle Twin Towers. Quindi fu l'attacco all'Iraq, visto che Saddam Hussein non c'entrava niente con Al Qaeda, ma d'altra parte i presidenti B&B erano sulla stessa lunghezza d'onda. E poi c'erano pericolosissime armi di distruzione di massa invisibili, questo non va ignorato!

Il dittatore iracheno è morto da un pezzo, eppure l'esercito italiano sta tuttora lì con gli altri occidentali a fare imprecisate opere di bene. Ogni tanto ci rimette la vita qualche giovane, partito per portare i soldi nella povera casa da cui viene ("Why don't presidents fight the wars? Why do they only send the poors?" per dirla con i System of a Down). Le spese pubbliche per le operazioni militari sono una mostruosità, alcune decine di miliardi annui.

Tutto questo per cosa? La democrazia, che noi occidentali identifichiamo, guarda un po', con l'occidentalizzazione, viene rigettata come un organo incompatibile, se innestata dall'esterno. Quella gente si è adattata a un contesto sì misero, ma ormai familiare. Qualunque elemento innovativo e sconosciuto non viene percepito come lo percepiremmo noi. Susciterebbe spavento, non essendo stato introdotto dopo un lungo cammino di evoluzione culturale, come invece è accaduto in Europa, tra l'altro dopo una storia millenaria.

Ma di tutti questi bei discorsi al business della guerra non importa. E chi si azzarda a dire "a" è uno sciacallo anti-patriottico che fa demagogia facile. Parola di Ignazio.

Giornali: leggeteli con cautela

L’Italia è preda di una serie impressionante di malcostumi: si va dal malgoverno che davvero pochi sanno negare, alla completa assenza di assistenza ai lavoratori deboli, per cui i licenziamenti si sprecano. Dalla corruzione dilagante, ormai proverbiale marchio italiota, alla frode fiscale, un leviatano che nessuno vuole sconfiggere (forse perché già tutti inglobati dallo stesso?)

violapost.wordpress.com
In mezzo a tutto questo marasma, gran parte del mio disprezzo va ai giornalisti. Poco di strano quando ad infestare la tv sono i vari Minzolini, Ferrara, Vespa e il meno molesto Paragone. Chiunque abbia un minimo di capacità intellettive sa distinguere un giornalista vero da questo eterogeneo miscuglio di incompetenza e servilismo.
Meno diretta è la distinzione tra un giornalista all’apparenza equilibrato e uno davvero integro.

Il problema è che si tende a considerare “giornalisti con le palle” indifferentemente tutti quelli che criticano la banda Berlusconi. Ma ci siamo mai chiesti quali interessi ruotino dietro le testate d’opposizione? Nella peggiore delle ipotesi, dietro le quinte vi sono lobbies speculari o addirittura affini a quelle berlusconiane (gruppi imprenditoriali che ovviamente competono ed influiscono sui loro giornali, influenze politiche più o meno palesi, ecc.). E anche questi casi sono abbastanza facili da individuare. Il resto dell’editoria è davvero libero secondo voi? Anche in assenza di “padroni”, giornali come il più noto Fatto Quotidiano producono per vendere. E non c’è nulla di male in questo, anzi: si tratta di genuina competizione di mercato. Ma questo comporta inevitabilmente un certo rischio…

Si usa dire che i giornalisti si dividono tra quelli che scrivono per un padrone e quelli che scrivono per i propri lettori, assumendo che i secondi siano il modello positivo. La realtà è che chi scrive dovrebbe farlo né per gli uni né per gli altri, ma solo e unicamente per sé. Per la Verità.
Scrivere per i lettori fa venire in mente la sciagurata pubblicità del foglio Il Giornale che recitava: “Compra il quotidiano che da ragione alla maggioranza degli italiani!”. Tralasciando che mi giocherei le palle che la maggioranza degli italiani non diano ragione a Feltri, Sallusti e compagnia danzante, un giornale non deve dare ragione proprio a nessuno, si tratti di tanti o pochi individui.

Un fatto potrebbe infastidire molti. Non per questo dovrebbe essere taciuto. Un giornale che si crea un tipo particolare di pubblico, tenderà a voler far sentire quel pubblico intelligente, dandogli ragione. Questa non è libertà, è altresì un danno intellettuale di portata nazionale.

La parola d’ordine è diffidare… e diffideremo.

sabato 8 ottobre 2011

I secolo dopo Silvio

Scaramantico
Il Premier non è eterno, o almeno è altamente probabile che non lo sia. Il suo governare potrebbe finire da un momento all'altro: per indebolimento politico, quindi anticipato dal tradimento dei parassiti interni a PdL e Lega; per rivolta sociale, anche se poco probabile; oppure per morte naturale, come prevedo io. Per una causa o l'altra, fra qualche anno egli non sarà più il protagonista di giornali e telegiornali.

Sempre più frequente nei programmi d'informazione, è la domanda di rito: "cosa crede accadrà nel dopo-Berlusconi?". Le risposte sono variegate, e spaziano da robe tipo "il comunismo e il giustizialismo torneranno al potere diffondendo terrore e iniquità", "Alfano prenderà il suo posto e sarà suo degno erede" o la più pessimistica e realistica "morirà Berlusconi, ma non il Berlusconismo".

Quello che penso al riguardo è semplice: il conflitto politico da stadio si dovrebbe attenuare, aumenterebbe il disinteresse delle masse ignoranti, mentre l'astensionismo generale rimarrebbe invariato.
Probabilmente non si sentirebbe più parlare di conflitto d'interessi, mentre si dovrebbe eccome.
Probabilmente le opposizioni, di qualunque natura esse fossero, sarebbero ancora più letargiche di oggi.

Il Berlusconismo, inteso come tendenza al populismo castista ultragarantista, non finirebbe ma passerebbe completamente inosservato. Penso questo perchè temo che Berlusconi sia ormai un po' per tutti un simbolo divenuto indispensabile a prendere atto del malcostume politico. Non ci vuole un genio a capire chi è quest'uomo, quindi la sua esistenza politica ha destato l'interesse anche dei "neofiti della res publica". Cessato lui, cessato l'interesse. Tutto questo significa che le cose non miglioreranno, ma nessuno se ne renderà conto.

Metto in guardia voi e voi mettete in guardia gli altri da questo pericolo, ve ne prego! Dopo Berlusconi c'è il suo fantasma... oppure un altro Berlusconi.

giovedì 6 ottobre 2011

Morte di cosa?

Manifestazione dopo il crollo a Barletta - tg24.sky.it


Mentre scrivo sto seguendo Piazzapulita di C.Formigli su La7. Si parla della disgrazia di Barletta, non senza fare una confusione davvero inopportuna.
Si parla tanto di lavoro nero, condizione che interessava le vittime e le donne ferite ma salve. Come ha ricordato il vice-direttore di Libero, loro non sono morte di lavoro nero, ma probabilmente della malacostruzione.
Dove ci troviamo, in questa piccola parte di Puglia, il lavoro nero è una realtà accettata. Lo si deduce dalle parole del sindaco, per quanto cerchi di contraddire se stesso. Tante pessime realtà sono accettate, non solo a Barletta, ma in tutta Italia.

Le cose cambieranno ma, ripeto, queste donne non sono morte per questo. C'è un'indagine in corso, ma sulle responsabilità del crollo. Un'indagine su chi ha causato la morte di Maria Cinquepalmi, Tina Ceci, Matilde D'Oronzo, Giovanna Sardaro, Antonella Zaza.

Gli avvoltoi della Grande Carcassa

Diego Della Valle
Ultimamente ho cercato di farmi una cultura su Diego Della Valle: vita, opere e miracoli. Quest'uomo è di sicuro interessante, oltre ad avere una faccia simpaticissima. Un imprenditore dalla competenza raffinata, che lo ha portato in alto nella vita, fino ad essere uno dei big indiscussi dell'imprenditoria della moda italiana. Come tutti sapete di recente si è concesso un divampante appello al decoro rivolto alla classe politica italiana, utilizzando delle pagine comprate ai principali giornali per una pubblicità di scarpe.

Un altro personaggio interessante è Luca Cordero di Montezemolo. Anche lui imprenditore, anche lui di fama mondiale, anche lui in netto disaccordo col Governo. Tutti sanno chi sia grazie alla passata presidenza FIAT e Ferrari, nonchè della Confindustria.

Ci sono dei particolari comuni a entrambe queste persone, che mi interessano particolarmente:
  • sono uomini potenti e volti noti dell'imprenditoria italiana;
  • hanno entrambi potere su testate nazionali (rispettivamente alcune azioni del Corriere e tutto il Sole24ore);
  • sono stati alla presidenza di due squadre di calcio;
  • hanno entrambi negato la volontà di entrare in politica;
  • Luca Cordero di Montezemolo
  • e ultimo, ma assolutamente non per importanza, in un momento di crisi di casta sembrano entrambi proporsi come alternativa, denunciando il degrado ed esponendosi come "homini novi" (se il discorso è scontato per Montezemolo, dobbiamo ancora aspettare un po' per Della Valle, ma di sicuro non ci farà attendere molto)
Tutto questo dovrebbe ricordarci qualcuno. Inizia per Silvio e finisce per Berlusconi.
Una delle teorie più affermate del motivo per cui l'attuale Presidente del Consiglio abbia vinto le elezioni nel '94 è proprio che gli Italiani abbiano visto in lui l'abile imprenditore capace di usare le sue conoscenze del mestiere anche su un'intera Nazione, portandola al successo. E la completa perdita di credibilità dell'allora classe dirigente. Chiunque abbia una razionalità abbastanza sviluppata (o solo sia capace di guardare fuori dalla finestra e farsi un'idea), sa che questa aspettativa collettiva era sbagliata in partenza, dettata da un fuorviante senso comune.
Quando una bestia grossa come un sistema politico sta morendo, ecco arrivare i necrofagi, pronti a trarne vantaggio.

La diffidenza è un'arma potente, ma che in questo caso non è nemmeno necessaria. A buon intenditor...