domenica 30 ottobre 2011

Evocare il morto

Ragionando sulle parole del ministro Sacconi al riguardo, credo siano necessarie delle considerazioni sulla vociferata riforma dell'art.18 del '70 e i rischi di attentati terroristici che potrebbero seguire. In particolare il ministro teme un nuovo omicidio Biagi, che sarà causato, ovviamente, dal solito clima di odio che fra non molto potrebbe diventare una voce dello Zanichelli. 

Sul tema è intervenuto il giuslavorista e senatore PD Pietro Ichino, con una missiva a un noto inserto satirico. Fatto giustamente presente che la letterina del Governo all'UE è un tantino vaga sull'argomento, e che quindi è anche lecito un certo giramento di balle, il senatore apprezza l'intervento del Premier su Canale 5, in cui nomina il disegno di legge del giuslavorista piddino per riformare l'art.18. In effetti questa proposta affianca alla già nota possibilità di licenziamenti, delle garanzie per il lavoratore di essere reimpiegato al più presto. In particolare il senatore vorrebbe rendere tutelabili tutti i lavoratori, e non solo una parte, trattata dall'articolo in questione. Il ministro del Welfare ha espresso il suo apprezzamento al riguardo e a noi altri rimane un dubbio.

Se davvero fosse questo il progetto del Governo, perché mai bisognerebbe allarmarsi e pensare già a BR e attentati? Qualche maligno, ripensando alla tragica morte del giuslavorista Marco Biagi, ripenserà alla scorta che gli fu negata fino all'ultimo. Qualche perfido ricorderà le motivazioni addotte (se avesse avuto la scorta ci sarebbero stati due morti in più; era solo un rompicoglioni cit. on Claudio Scajola). E infine qualche dietrologo penserebbe a qualche dietrologia, trattandosi dell'uomo allora più esposto politicamente, più minacciato terroristicamente e più lasciato a se stesso paradossalmente. Chi voleva il morto, le BR o qualcosa direttamente dietro le BR?

Noi tutti ci auguriamo che le intenzioni del Governo siano quelle auspicate dal Presidente della Camera. Ma se così non fosse e la previsione sacconiana si avverasse di conseguenza, dovremmo chiederci chi è che vuole il morto.

venerdì 28 ottobre 2011

La tv è di tutti... tutti loro

“Una mattina sfogliavo un giornale, leggevo gli ascolti di Rai 2 e di Gianluigi Paragone, stanco di manifestazioni, petizioni, appelli e un’ispirazione mi ha travolto”. E trattandosi di Giuliano Ferrara, deve essere stata una valanga d'ispirazione per riuscire a travolgerlo. Ma come si è arrivati a questa drammatica fine?

Parliamo un po' di televisone supponendo per assurdo che la RAI sia pubblica: non è vero, intanto, che un tempo l'Azienda era libera e oggi no. Semplicemente un tempo era schiava di tutti e ora di uno solo, passando per un breve periodo di normalità, dove per normalità intendo la produzione per il mercato e non per chiccessia. Si è passati dall'idea di "tv di qualità" come televisone che produce per vendere e senza vincoli di interessi privati, a quella di "servizio pubblico" come prodotto giornalistico della Verità senza padroni, a quella finale di servizio pubblico come tv che siccome è di tutti deve dare ragione a tutti. Partiamo dal comprendere innanzi tutto che queste concezioni rimangono, appunto, mere concezioni in confronto alla verità storica dei fatti.

Sotto la Prima Repubblica la televisione di Stato è effettivamente in mano ai partiti ma, per lo meno, vi sono delle garanzie contro la disinformazione, delle regole, scritte e non, sull'uso che se ne può fare, sempre e comunque in nome della competitività e della qualità. Con la stagione di Mani Pulite si introduce una fase nuova: la gente vuole la testa dei partitocrati arraffoni e il giornalismo dà loro, giustamente, ciò che vogliono (al riguardo vi consiglio vivamente le inchieste e le interviste a schiena insolitamente dritta di Vespa e Minzolini ad esempio). Questa situazione di "clima giustizialista" come dice tuttora qualcuno, è rimasta a lungo in atto ed ha resistito a stento anche fino ai giorni nostri. E poi fu il Minculpop.

Minzo e Silvio, best friends
L'editto bulgaro ha fatto il suo corso, eliminando non solo la triade in particolare, ma anche ogni altro intellettuale inviso alla Casta tutta, non solo ai governi. Le così dette authority non sono politicizzate, sono proprio organi politici. I telegiornali ormai da diversi lustri non fanno servizio pubblico, non fanno né servizio, né pubblico. Infatti è il pubblico quello che comincia a mancare alla RAI. Annozero, checché se ne dica, faceva ascolti a gogo, garantendo all'Azienda introiti notevoli. Ecco, quando nemmeno le elementari regole di mercato significano qualcosa, vuol dire che, uccisa da tempo l'etica giornalistica, anche l'etica del denaro ha perso valore in confronto a quella del servilismo più vergognoso. Ma a che servono i trombettieri di regime, se poi si sa che non li ascolta nessuno? Io una risposta ce l'avrei:

C'è una differenza di fondo tra Fascismo e Berlusconismo: la propaganda del primo serviva ad ottenere consenso; quella del secondo serve anche a spostare il pubblico... dalla RAI a certe aziende di famiglia.

giovedì 27 ottobre 2011

Un bel cavallo e le dannate briglie

Forse non tutti hanno idea dell'immenso potenziale che l'Italia ha. Forse tutti questi scandali, queste oscenità e le mostruosità della politica ci hanno fatto dimenticare il nostro patrimonio nazionale, che è qualcosa di enorme.
Un patrimonio culturale, ambientale, storico, intellettuale, artistico, letterario che gli Stati Uniti se lo sognano.

Abbiamo ed abbiamo avuto i nostri eroi e i nostri personaggi illustri. Nulla a che vedere con certi miti di oggi, figli dei media, ologrammi che non fanno la storia, ma ne proiettano una di riserva nelle nostre menti alienate. Non ci importa dei nostri scavi, non dei nostri monumenti e delle riserve naturali. Nulla dell'arte e le sue radici ben piantate nel suolo italico. Niente di tutto ciò ci attira, molto meglio i centri multimediali.

In questo scenario gli usurpatori della Patria agiscono indisturbati, depredando il depredabile, distruggendo con l'abbandono ciò che non frutta loro qualcosa di immediato. Eppure dovrebbe come minimo inquietare la prospettiva di essere un signor Paese ma lasciato a morire. 

Tempo fa, pensando all'Albania, avrei evocato alla mia mente scenari sgradevoli, di irrimediabile tristezza. Questo perché non mi ero mai soffermato a vedere le dirette immagini di quei luoghi: una bellezza naturale d'altri tempi. E la Grecia? Quella che fu la madre della cultura (e la nostra Italia la più bella delle sue figlie) oggi versa in condizioni turpi, tristi, agghiaccianti per chiunque abbia un minimo di sensibilità.

Pensate davvero che siamo così diversi da stati come questi? Pensate davvero che non dobbiamo temere un futuro così buio? Eppure è questo che succede quando una popolazione non ha identità e si lascia sfruttare da un nutrito manipolo di briganti, gente magari educata al benessere, come direbbe quello, ma diseducata alla bellezza e al nazionalismo.

Ciò che questi signori fanno è tremendo: si appropriano di una creatura libera, bella e vigorosa, la legano con stretti lacci per non farsela scappare. E poi la sottomettono tristemente al loro volere, per trascinarla con se nel dirupo. Prendiamo atto che l'Italia è il cavallo più bello di tutti, ma che è imbrigliato da cavalieri egoisti e indegni.

mercoledì 26 ottobre 2011

Un 6 scarso...


A questo siamo arrivati...
Frase che inesorabilmente ti ritrovi a ripetere regolarmente e con una frequenza non indifferente dall'alba dei tempi, non è vero? Poi magari ti accorgi che non ha senso, perché quando pensi di averle viste tutte ecco puntuale arrivare nuovo stupore. E' la naturale conseguenza del Caos, la non-legge che regola il non-senso del non-stato.

Anche impegnandomi non riuscirei a descrivere la modalità delle ultime manovre politiche adottate dall'Italia perché l'Europa-ce-lo-impone (e dove ce lo impone), in modo più efficace del comico Maurizio Crozza: un ragazzino che non ha voglia di fare i compiti e che si riduce all'ultimo producendo un temino improvvisato la mattina stessa. 

Ieri (25 ottobre) era il Caos vero e proprio: vertici berlusconiani con tutta l'umanità di maggioranza, ministri in preda all'isteria, Bossi che quasi si azzarda a mordere il padrone, alti moniti, Premier che vagheggiano dimissioni in preda alla depressione, paraculate dal Financial Times, Rotondi che dipinge il solito scenario orwelliano con gogne e comunisti infantofagi (il nuovo Mani Pulite). Qualcuno nella confusione accende Cicchitto in modalità "minchiate" (perché non ne ha altre).

Oggi invece? Il tema a piacere non fa impazzire la maestra (Gianni Letta), ma chiunque prova un minimo di vergogna. D'altra parte se il titolo è "Piano crescita" si è andati come minimo fuori tema.

lunedì 24 ottobre 2011

Una commedia italoeuropea

Nelle vicende politiche nazionali e internazionali dell'immediato presente c'è qualcosa di tristemente comico, come quando durante un film ci si copre il volto dalla vergogna per uno dei personaggi. E' un po' come se ora fossero Angela e Sarko a fare le corna dietro a Silvio.

In pratica francesi e tedeschi trattengono gli sganasciamenti pensando a una storia di simpatiche canaglie che si mettono a fare i saltimbanchi, acclamati dagli abitanti di un paese dei balocchi, mentre i complici degli intrattenitori li borseggiano. Ma ciò che più diverte sono i patetici commenti delle nostre "autorità".

Frattini: "E' inopportuno ridicolizzare l'Italia"; Casini: "Così Sarkozy ridicolizza l'Italia"; Reguzzoni: "Una scenetta abbastanza irritante", e così via. Questi signori  commentatori non si accorgono di aggiungere al ridicolo lo scompiscio generale. Pare quasi che non si rendano conto che al mondo possono solo ridere di loro e di chi li ha eletti.

Una domanda: perché mai dovrebbero rispettarci all'estero? Forse perché siamo un peso per il resto dell'Europa. Oppure perché nel momento in cui servirebbe la massima serietà un manipolo di pagliacci ne combina di tutti i colori e invece di nascondersi si avvinghiano alle poltrone mentre i gendarmi li trascinano via. O ancora, perché l'Europa sa di poterci manipolare come vuole al grido di "marameo", senza che noi reagiamo in qualsivoglia modo che non sia biascicare un "però siete cattivi e maleducati...".

Si possono fare molte interpretazioni, ma la cosa certa è una e una sola: francesi e tedeschi hanno tutti i motivi di provare ilarità alla vista del miles gloriosus che il Premier è, per chi ancora non l'avesse capito. Quelli che non dovrebbero ridere siamo proprio noi invece, che nemmeno ci solleviamo come dovremmo per fanculizzarli a dovere.

sabato 22 ottobre 2011

Tutti a TAVola

Per domani è prevista una manifestazione, disperata e dalle motivazioni fondamentali. Cosa combattono gli italiani della Val di Susa? Secondo i vari ospiti di Ballarò questi "facinorosi" combattono contro gli interessi della Nazione per difendere i propri, piccoli interessi, con metodologie da attentatori omicidi. 
Violenti ed egoisti insomma.

Questi egoisti vivono da vent’anni in un cantiere, subendo abusi edilizi e le conseguenze naturali di questi abusi; a Bardonecchia i cantieri e i subappalti hanno portato la ’ndrangheta al potere; l'acciaieria Beltrame provoca tassi d’inquinamento (e di mortalità) tra i più alti d’Italia e genera anche pcb che non si sa bene da dove viene, ma si sa quanto sia velenoso; i detriti di scavo estratti dalle montagne saranno oltre 15 milioni di metri cubi. In essi si stima ci siano ingenti quantità di amianto (secondo uno studio ufficiale dell’università di Siena). Ma il problema non è solo dei valsusini.

Che si scontrano interessi di pochi con quelli di molti è vero: peccato che si tratti del vecchio contrasto stile "una cricca di affaristi vs la Nazione tutta". 15 mld di euro in 15 anni (secondo le stime più ottimistiche) per cosa? Tra l'altro a Torino i treni veloci dovranno correre per forza sulla vecchia ferrovia già esistente (significa che puoi essere super veloce quanto ti pare, ma ti tocca adattarti al resto del traffico ferroviario).

Poiché sappiamo già chi paga, la domanda logica è: chi ci guadagna? E' dall'alba dei tempi, ovvero da quando sono in corso le trattative e i lavori, che tutto l'affare tunnel alpino è in mano a ditte fortemente compromesse (vedi Rocksoil che è della famiglia Lunardi e la Cmc, cooperativa rossa legata a tangentisti ex ds) e gente che dovrebbe stare a un minimo di 500 km da qualunque appalto.
Un'inchiesta giudiziaria portò alla luce evidenti prove di turbativa d'asta, anche grazie alle intercettazioni disposte dalla Guardia di Finanza. Intercettazioni che poi, ovviamente, la Camera negò l'autorizzazione ad utilizzare. Oltre ai vari Martinat e Gavio ci sono nomi noti di Tangentopoli, da destra a sinistra. Tutti insieme criminosamente.

Chi davvero ama il suo Paese sta con i No Tav. Chi davvero ama l'Italia supporta gli interessi della Nazione, contro quelli di chi la Nazione se la sta spartendo a tavolino.

 Qui le fonti

venerdì 21 ottobre 2011

La sempre verde attualità dell'usura chiamata banca

signoraggio.com
"Ogni grande nazione industriale è controllata dal suo sistema di credito. Il nostro sistema di credito è concentrato nelle mani di pochi, e perciò lo sono anche tutte le nostre attività nazionali... Siamo diventati uno dei paesi più mal governati di tutto il mondo, e cioè un paese avente un Governo completamente controllato e dominato da una piccola cricca di uomini privilegiati" (Thomas Woodrow Wilson, presidente americano dal 1913 al 1921)

"Chiunque controlla la quantità del denaro circolante in un dato paese è padrone assoluto delle sue industrie e del suo commercio" (James Abram Garfield, presidente americano nel 1881)

"È chiaro che ai nostri giorni un immenso potere e una dispotica dominazione, stanno nelle mani di pochi... Questo potere diviene particolarmente irresistibile quando è esercitato da coloro i quali, detenendo e controllando il denaro, sono in grado di regolare il credito e determinare chi ne beneficia, perché essi, per così dire, tengono nel proprio pugno l'anima della produzione, fornendo il fluido vitale dell'intero corpo economico, sicché nessuno osa agire contro la loro volontà" (papa Pio XI)

Ad ognuna di queste citazioni dal passato avrete pensato al presente. Questo perché poco è cambiato da allora, se non la censura e l'autocensura, che se non rendono rare simili esternazioni, vanificano in qualunque epoca ogni intento di sanare il male da esse denunciato.

Sull'argomento fu scritto un libro, nel lontano '44. Il suo autore era un sostenitore del Fascismo, il cui nome è andato quasi dimenticato oggi. Nonostante la sua appartenenza ideologica, ciò che dice al riguardo del malcostume bancario è di una tale attualità da mettere i brividi. Per questo vi invito a scaricare e leggere l'e-book che ho messo a fine post e che potete trovare qui a destra, sotto la categoria "Prendete e leggetene tutti" (la diffusione e acquisizione gratuita del libro informatico è consentita purché non se ne disponga per pubblicare lo stesso materiale contraffatto, come riportato dalla pagina di disinformazione.it in cui ho trovato il documento):

giovedì 20 ottobre 2011

Storia di amicizie, salvataggi e petrolio. Oggi la fine

Particolare e interessante la storia di questo dittatore, specialmente dal punto di vista italiano. Se guardate i telegiornali oggi sentirete la grande soddisfazione del nostro Premier. "Sic transit, gloria mundi","La guerra è finita".

So che non c'è bisogno e che non è il caso di ammorbarvi con la narrazione del rapporto tra la mascotte italiana e il generale con la gonna. Diamo solo uno sguardo al noto trattato di amicizia tra Italia e Libia per dedurre come persino il ditattore nordafricano abbia sbagliato a fidarsi dell'uomo. Recita il trattato, tra le altre cose:"L'Italia non userà, né permetterà l'uso dei propri territori in qualsiasi atto ostile contro la Libia" (e riporto solo questo articolo inquanto attinente alla successiva guerra in cui ha prevalso il rispetto dei patti della NATO).

Il culo del dittatore ha conosciuto più di una lingua italiana, per motivi (petrolio) che non sto a ripetervi. Il Governo del compianto tangentista Bettino Craxi ha permesso 25 anni di regime gheddafiano, per coloro che non lo sanno: il 15 aprile dell''86, rispondendo a un attentato ricondotto al rais,gli USA fecero sganciare oltre 200 bombe sul suolo libico per colpire il ditattore. E' ormai un fatto noto che Gheddafi fu informato in tempo dal governo italiano e che solo per questo si salvò.

Oggi, ucciso da un diciottenne, muore Mu'ammar Gheddafi, uno dei tantissimi dittatori africani. Un giorno un ragazzo africano mi disse di essere un sostenitore del rais, perché difendeva l'Africa settentrionale dalle mire occidentali. Io e il mio amico che era con me ci dissociammo, ma fummo molto interessati a quel punto di vista così "controtendenza". Senza dubbi al riguardo, la Libia è sempre stata bramata dalle grinfie dei capitalisti; senza dubbio, il ditattore aveva molti sostenitori, un classico dei regimi.

Molto interessanti saranno di certo anche gli sviluppi di questa ondata rivoluzionaria che caratterizza l'Africa settentrionale. Quando nulla rimane, tutto è possibile.

Show must go on

C'è mancato poco che per uno sbalzo d'umore chiudessi il blog. La verità è che chiamarlo "sbalzo d'umore" non è corretto quanto invece "presa di coscienza". Il fatto è che combattere una parte politica è una cosa, combattere tutta la politica è un'altra, e ben altra cosa è combattere quegli interessi mondiali che ignorano con sdegno il gioco di ruolo noto come politica italiana.

Il modello di governo liberaldemocratico, in uso in tutto l'Occidente, è malato. I grandi capitalisti tengono gli stati per le palle. Per il bene di pochi individui, tutti gli altri ci rimettono. E' questo processo che sta dietro alla grande crisi, si sa. Ma allora bisognerebbe correggere questo sistema, rimuovere il tumore con un'operazione chirurgica grandiosa. E qui veniamo alla mia crisi.

E' forse possibile risolvere il problema? Si può imporre la volontà su questi poteri economici che parassitizzano la società? Per farlo bisognerebbe affrontare tre fasi:
  1. Prendere conoscenza di questa materia, fino a capire i meccanismi perversi del capitalismo folle.
  2. Diffondere questa conoscenza, renderla accessibile a tutte le masse.
  3. Ottenere un tale consenso da poter scatenare la rivoluzione economica, e ristabilire la giustizia sociale.
A nessuna di queste esigenze io riesco a rispondere: a malapena so pagare una bolletta, figuriamoci comprendere i meccanismi tramite cui i banchieri americani hanno monopolizzato l'economia mondiale; se anche arrivassi all'illuminazione, non riuscirei a diffondere la verità, quando è in atto un sistema di bavaglio che mira a censurare ogni voce incontrollabile e che già funziona su gente molto ma molto più preparata di me; infine, riuscissi a ovviare a questo problema, a chi potrei rivolgermi? A una popolazione disinteressata cui è stato insegnato da sempre di curare solo il proprio interesse? A una popolazione miope, capace di vedere ciò che gli sta non oltre un metro dal naso, e non i risultati del lungo periodo? Vi fosse il sermone, non ci sarebbe comunque un pubblico attivo.

Così ho ragionato questa mattina, e ancora mi infastidisce il pensiero. Ma è vera una cosa: così come è un dovere la diffusione delle idee, è un dovere la diffusione degli intenti. Per questo le mie attività, tracotanti quanto minute, continueranno nonostante la consapevolezza di quanto è degenerata la natura umana, da quando conosce il potere.

Che culo, ho trovato un inghippo!

Non sono "dipendenti". Solo che non lo sapevano. Questa scajolana digressione si riferisce al Governo che si taglia lo stipendio (tranquilli, si parla di 5-10% su 90-150.000 euro) e poi scopre di non essere composto da dipendenti. E che dunque i ministri "precari" devono farsi restituire le percentuali detratte.

Primi a pubblicare la notizia sono i cronisti di Italia Oggi: deve essere restituito ciò che è stato tagliato in base al decreto legge 78 di un anno fa, ovvero il 5% degli stipendi o paghe (a questo punto non lo so nemmeno io) di ministri, viceministri e sottosegretari dal gennaio 2011 ad oggi. Questo secondo una circolare del Ministero dell'Economia dell'11 ottobre secondo cui chi ricopre una carica politica e non è titolare di un rapporto di lavoro dipendente deve essere rimborsato dei (versamenti?) trattenuti dal Fisco da gennaio a ottobre.

Alla fine Tremonti ha dichiarato:"Stiamo procendendo alle verifiche". Un ministro esige di sapere chi gli ha rigonfiato lo stipendio.

martedì 18 ottobre 2011

Non parlano, chiocciano

Ecco, bel modo di fare resistenza. Ora ai danni materiali (quantificati in due milioni) e a quelli morali (una manifestazione immensa caduta nel dimenticatoio) si aggiungono quelli dibattimentali.

Eh già, perché gli ultrà del 15 ottobre hanno acceso fuochi e un grande dibattito, uno di quei mega concorsi di stronzate per distogliere l'attenzione da ciò che conta. Far diventare o no le manifestazioni delle società assicurative? Dare o no alle Forze dell'Ordine la possibilità di bastonare e/o sparare a discrezione del singolo? Andare o no in tutti i covi di anarco-nazi-comunisti che si conoscono ad arrestarli per sicurezza e farli incazzare ancora di più?
Devo ammettere che l'idea del complotto si fa sempre più forte nella mia mente.

Nel frattempo continuiamo a pagare i debiti delle banche, finché qualcuno non ci verrà a dire che dobbiamo pagare anche il nostro debito pubblico. Quando lo hanno detto all'Islanda, questa è uscita dal Fondo Monetario Internazionale e ha già una prospettiva di ripresa. Vi aspettate una rivoluzione economica dai nostri rappresentanti? Finora sono stati in grado solo di blaterare a proposito di rivoluzioni liberali che non si sa bene cosa vorrebbero essere.

Da 4 giorni i TG e i programmi sedicenti d'informazione pullulano di Maroni e compagnia, impegnati a questionare sull'ultimo "caso nazionale", buono per riempire il tempo delle "trasmissioni pollaio", come definì i talk show un tale. Sì, ma il mangime per galline non piace a tutti.

Sabato scorso erano qualche centinaio di teppisti. Un domani potremmo essere io, te e tutti quelli che non vogliono lasciare l'Italia agli sciacalli.

lunedì 17 ottobre 2011

Italia libera (dall'Europa)


Sto avendo sempre più la conferma che ad andare oltre le proprie competenze, a sfidare la propria ignoranza sempre sapendo di non sapere, si fa gran bene.

Ancora una volta è necessario che mettiate da parte le vostre appartenenze politiche (qualora disgraziatamente ne abbiate) e analizziate il modo in cui destra e sinistra parlano dell'appartenenza all'UE (con i rispettivi tormentoni "l'Europa ce lo impone" e "bisogna apprezzare le garanzie democratiche dell'Unione). Ricordandovi che la politica è apparenza, vi chiedo di cancellare entrambe queste ottiche miopi: l'Italia non ha nulla da guadagnare dalla sua appartenenza all'Unione europea.

Su stimolo di un altro blogger mi sono posto la domanda "è davvero utile questo tipo di appartenenza o è economicamente, pericolosamente vincolante?" Nell'articolo che ho linkato a fine post ho trovato delle risposte interessanti a questa domanda e ora non mi perdono di non essere giunto a conclusioni così palesi da solo.
Infondo è una colpa comune, perchè non tutto ciò che è palese è manifesto. In questo caso la realtà è occultata e bisogna essere osservatori disinteressati e acuti per vederla.

Partendo da ciò che tutti noi sappiamo (ad eccezione forse del min.Frattini), l'Italia non conta nulla all'interno dell'UE; i motivi sono altre ovvietà, ovvero l'inaffidabilità dei nostri rappresentanti, la mafiosa corruzione degli stessi e i disastri intrinseci da loro causati. Questa situazione comporta che a tirare i fili dell'Unione sono le potenze degne di questo nome, che peraltro non hanno interesse ad aiutare noi poveri falliti, noi che meritiamo quel che abbiamo (e lo sa bene Tremonti).

Questa situazione porta inevitabilmente a una conseguenza: diventiamo gli schiavi dei crucchi. Cedo la parola (scritta) all'autore dell'articolo a cui mi riferisco, esortandovi a leggere e commentare.

domenica 16 ottobre 2011

In questo post vengono pubblicate tutte le proposte per una democrazia forte e giusta. Quelle proposte che mancano a una classe dirigente che non ha interesse nel profitto di tutti. Ci sono molte idèe mie e di varie personalità che ho trovato nei giornali e su Internet. Ma soprattutto ci sono le vostre proposte, che pubblicherò ogniqualvolta me le segnaliate. Vi invito a partecipare, se non altro per non lasciare che continuino a dire che non c'è alternativa alle loro porcherie.

IL PROGRAMMA DEGLI ITALIANI
PER GLI ITALIANI
LE VOSTRE PROPOSTE PER LA RINASCITA NAZIONALE



1 - IMPRESA E LAVORO
  • Reintrodurre la legge 626 in materia di sicurezza sul lavoro. (dal programma IdV)
  • Colpire il lavoro nero, con controlli sistematici e frequenti.
  • Interdire la partecipazione alla realizzazione di opere e servizi pubblici agli imprenditori con condanne in ambito di pubblica amministrazione. (dal programma IdV )
  • Rinnovo del Contratto Nazionale del Lavoro. (dalla proposta di Rossoallosso)
 2 - SICUREZZA E IMMIGRAZIONE
  • Abolire il reato di clandestinità, fermo restando il ricorso a respingimenti, da attuare qualora le normative europèe non lo proibiscano.
  • Distribuzione del corpo di Polizia e della Magistratura sul territorio in maniera proporzionale all'attività criminosa del luogo. (dal programma IdV)
  • Introdurre norme che consentano il fermo preventivo di soggetti che occultano la propria identità durante manifestazioni.
  • Stabilire metodi di identificazione di ogni agente in servizio durante operazioni anti-sommossa.
3 - ECONOMIA E RISPARMIO INTELLIGENTE
  • Rendere la tassazione proporzionale allo status sociale oltre che al reddito. (dalla proposta del dott.B. Tinti)
  • Chiudere le frontiere con i paradisi fiscali più noti, imponendo una tassazione totale sul capitale ivi esportato. (dalla proposta del dott.F. Greco)
  • Effettuare tagli sostanziali alle spese militari.
  • Nazionalizzare le banche, con annessa legislatura di controllo sulle stesse e imposizione di obblighi. (dalla proposta di Rossoallosso)
  • Limitare i finanziamenti pubblici a banche e imprese, fino a renderli meri prestiti. (dalla proposta di Rossoallosso)
  • Fuoriuscire dall'Unione Europea, per tornare ad usare la Lira come moneta nazionale ed uscire dal giogo dei grandi interessi economici continentali. (dalla proposta dii Rossoallosso
  • Eliminare tutti i tributi che invece di creare un utile, creano una perdita all'erario. (dalla proposta dell'ing.R. Rosselli) 
  • Semplificare al massimo la possibilità di pagare i tributi per evitare il ricorso a consulenti esterni e quindi a spese aggiuntive per il contribuente. (dalla proposta dell'ing.R. Rosselli)
4 - ISTRUZIONE E RICERCA
  • Abolire i tagli di fondi e personale della riforma Gelmini alla ricerca e all'istruzione pubblica.
  • Abolire i finanziamenti dello Stato alla scuola privata previsti dalla riforma Gelmini.
  • Eliminare l'ora di religione cattolica, sostituendola al più con un'educazione alla storia del Cristianesimo e delle altre religioni, in forma assolutamente laica.
5 - SANITA'
  • Prevedere un maggiore stanziamento di fondi per la ricerca medica. (dal programma IdV)
  • Promuovere il merito come unico motore di carriera medica, intervenendo ad esempio sulla natura dei concorsi. (dal programma IdV)
  • Applicare concretamente l'art. 32 della Costituzione e garantire dunque a tutti un'assistenza sanitaria che non gravi economicamente sul cittadino e che sia paritaria per tutti. (dalla proposta di Rossoallosso)
  • Garantire l'accesso a qualunque tipo di cura efficace, senza interferenze di interessi con le case farmaceutiche. (dalla proposta di Rossoallosso)
6 - AMBIENTE E PATRIMONIO TURISTICO
  • Imporre per legge l'applicazione della raccolta differenziata, con sanzioni per gli inadempienti.
  • Fornire ai comuni i mezzi per la messa in atto della raccolta differenziata.
  • Disporre investimenti sulle energie rinnovabili, anche promuovendo la ricerca in materia.
  • Promuovere la realizzazione di impianti antisismici e scoraggiare l'edilizia abusiva per garantire la sicurezza degli edifici.
7 - GIUSTIZIA
  • Aggravare le pene per falso in bilancio fino anche alla reclusione, come negli Stati Uniti.
  • Abrogazione della legge ex Cirielli.
  • Rendere effettivamente vincolanti i principi costituzionali.
8 - BUON GOVERNO
  • Interdire ai pubblici uffici i condannati per reati dolosi gravi, specie se connessi all'amministrazione pubblica. (dalla proposta di Giuseppe Napoli, che la riprende dalla legge di iniziativa popolare giacente in Senato) 
  • Abrogazione degli articoli 2,3,4,5,6,7,8,9 della legge 1261 del '65  in materia di stipendi dei parlamentari e dei privilegi ad essa legati,con mantenimento dell'art 1,in modo tale che un parlamentare possa prendere al massimo uno stipendio di 5.613 euro. (dalla proposta del gruppo "Referendum sugli stipendi dei politici italiani")
  • Introdurre l'usanza di testare l'onorabilità delle cariche, esponendo le stesse a una simulazione di corruzione. (dalla proposta del dott.P. Davigo)
  • Consentire all'elettore la nomina dei candidati, eliminando il concetto di lista bloccata.
  • Ridurre i finanziamenti pubblici ai partiti fino a una ragionevole quantità degli stessi, da erogare in base alla durata effettiva del mandato.
  • Rendere vincolanti le proposte di legge di iniziativa popolare che abbiano raggiunto un numero di firme non inferiore a 500.000. 
  • Stabilire un limite di candidature di due mandati per i parlamentari. (dalla proposta di Giuseppe Napoli)
 9 - INFORMAZIONE PUBBLICA
  • Introdurre una legge che regolamenti il conflitto d'interessi e abrogazione della legge Gasparri.
  • Privatizzare la RAI, o comunque renderla immune dall'influenza dei partiti.
  • Regolamentare in materia di finanziamenti pubblici all'editoria, fino all'azzeramento degli stessi.
  • Legiferare in materia di disinformazione, introducendo pene severe per chi dichiara fatti inesistenti o distorti dall'alto della sua professione.
10 - DIRITTI DELLA PERSONA
  • Riconoscere alle coppie di fatto i diritti propri delle coppie eterosessuali, salvo l'adozione.
  • Introdurre l'aggravante di discriminazione in maniera eguale in caso di violenze motivate da odio razziale, sessuale, religioso, omofobia.
  • Considerare reati le usanze, pur se religiose, che vanno contro la legge e i diritti fondamentali della persona.
  • Garantire al cittadino il diritto di veder applicata la propria volontà in materia di bioetica e dunque diritto all'eutanasia senza ostacoli.
  • Garantire la libera circolazione dei metodi contraccettivi più avanzati e sicuri.
  • Inserire una politica di class action che volga dalla parte del consumatore, modificando la legge 99 del23 luglio 2009 e istituire una figura giuridica delle azioni collettive. (dalla proposta di Rossoallosso) 

sabato 15 ottobre 2011

All teppists are bastards

Sarà che sotto sotto ho una sensibilità di destra. Sarà che sono figlio di poliziotta e nipote di ex poliziotto. Ma quando c'è la violenza, la distruzione, il teppismo di massa, divento particolarmente cinico, o forse obiettivo, e mi sorprendo a pensarla come un militante di AN.

Quella di oggi voleva essere una manifestazione pacifica, quando era chiaro a tutti che sarebbe degenerata.
Non si sa se fossero più numerosi i violenti o i pacifici, ma una cosa è certa: qualcuno è una testa di cazzo.

Teppisti di tutta Italia hanno approfittato della situazione per dare sfogo alle loro pulsioni. Chi son costoro? Non venitemi a dire che è gente esasperata che può esprimersi solo così. Saranno anche esasperati, ma quello che fanno non è umano, e nemmeno bestiale. E' puro non-senso. 

Se ce l'hai con Tremonti e proprio sei imbestialito, non vai a mettere a ferro e fuoco una città, distruggendo beni privati e pubblici e soprattutto minando la vita di persone. Cosa ottieni, oh pezzo di idiota? E soprattutto: mi spiegate cosa centra ACAB (All cops are bastards) con il malgoverno e l'iniquità sociale? Perché sui muri e sul blindato incendiato, non è scritto "all politicians are bastards"? 

Semplicemente perché costoro non hanno interesse nelle sorti di una Nazione, nè hanno interesse nella propria sorte. Tutto quello che vogliono è fare casino. Qui i più bastards di tutti sono loro e la loro vigliaccheria.

Qui la cronaca degli scontri

P.S.: mi scuso per il linguaggio poco consono, mi avvalgo del diritto d'opinione forse abusandone, ma queste sono cose che mi fanno ricredere sull'ingiustizia della pena di morte

La seconda vittoria di Pirla



Vi ricordate la mozione di sfiducia di un anno fa? Quella in cui il Governo si salvò per un paio di Scilipoti accattati all'ultimo. A Che Tempo Che Fa Luciana Littizzetto la definì efficacemente una vittoria di Pirla, deformando i commenti dell'opposizione. Ebbene, quella di ieri è stata una gran vittoria di Pirla.

La mozione di fiducia doveva farci capire se abbiamo ancora un governo stabile, ma prima di capire ciò vediamo i risultati delle analisi: 316 voti a favore; 301 voti contro; 12 assenti nella maggioranza; 5 assenti nell'opposizione. 5 radicali sventano il piano malvagio del PD di conquistare il mondo (far saltare la mozione non facendo raggiungere il quorum di partecipazione).

Immagine di generazioneitaliaverona.wordpress.com
Quello che ci interessa di più non sono i 5 “stronzi”, ma l’ennesima riprova che questo governo vive di commercio umano. Annunciando il ddl stabilità l'altro ieri, il Premier ha parlato con rammarico di "tagli dolorosi per i ministeri". Non credo sia esattamente dolore ciò che hanno provato Catia Polidori, Aurelio Misiti, Pino Galati e Guido Viceconte quando sono stati nominati viceministri e sottosegretari

La prima nominata passa al PdL da FLI per votare contro la mozione di sfiducia l’anno scorso, quindi si ritira nel Gruppo Misto in attesa del prossimo momento di bisogno (ieri); Misiti, anche detto Scilipoti II, esce dall'IdV l’anno scorso, distinguendosi per una serie di favori allo stesso Berlusconi; Galati, abbandonata l’UDC ormai da tempo, viene di nuovo promosso sottosegretario come nel 2005.

Per chi non lo sapesse, questi sono incarichi che costano allo Stato. Per chi non lo sapesse lo Stato siamo noi. E noi paghiamo i pirla, così come li paga Silvio, se non fosse che a noi non servono a un cazzo.

venerdì 14 ottobre 2011

Scalate, intercettazioni, regali di Natale: "Abbiamo una banca?"

Eccoci qui, ahimè, a dibattere il tema intercettazioni. Devo essere sincero, lo faccio controvoglia, così come controvoglia parlo di arcoriane zoccole varie.
Per fortuna non sono costretto a parlare delle due cose insieme, per cui vorrei resuscitare la famosa intercettazione Fassino – Consorte, visto che comunque va di moda. Lo faccio spinto dall’abuso di retorica che destra e sinistra fanno di questa vicenda.

2 maggio 2005: la procura di Milano apre un’inchiesta sulle scalate bancarie varie ricollegate all’allora governatore di Bankitalia Fazio. La Guardia di Finanza irrompe nella sede della Banca Popolare di Lodi per acquisire documenti. Sulla base di una denuncia, si ipotizzano aggiotaggio ed altri reati.
17 luglio 2005: la Guardia di Finanza intercetta la famosa conversazione tra l’allora capo di Unipol Giovanni Consorte e il Ds Piero Fassino, più nota come “siamo padroni di una banca?”.
Questa intercettazione, effettuata per conto della procura di Milano, non viene mai trascritta, anzi il nastro della registrazione rimane sigillato fino allo scoop de Il Giornale.
24 dicembre 2005: Roberto Raffaelli, capo dell’azienda Research control system che aveva permesso l’intercettazione, porta il nastro trafugato in dono al Premier con la mediazione dell’imprenditore Fabrizio Favata (così confesserà Raffaelli).
2 gennaio 2006: in un articolo di Gianluigi Nuzzi (che scriveva appunto su Il Giornale di Belpietro), l’intercettazione viene allo scoperto, facendo il dovuto scalpore.
Giugno 2010: Raffaelli, rinviato a giudizio, patteggia una pena di un anno e 8 mesi. Favata viene condannato a  2 anni e 4 mesi.
16 dicembre 2010: i PM milanesi chiedono l’archiviazione per Silvio Berlusconi nell’inchiesta sulla fuga di notizie.
15 settembre 2011: il gip Stefania Donadeo respinge la richiesta e ordina di disporre il rinvio a giudizio per i fratelli Berlusconi (Paolo era editore del quotidiano). Viene iscritto al registro degli indagati anche Maurizio Belpietro.
Questo è quanto.

Nelle trasmissioni, gli ospiti di sinistra cadono in confusione davanti a questo argomento, mentre potrebbero cavarsela con poche, semplici, parole oneste:
il caso “abbiamo una banca” è del tutto diverso dai casi “bunga bunga ecc.”:la prima intercettazione è divenuta pubblica in modo illegale, senza passare all’esame degli inquirenti. Peggio ancora, è stata commerciata. Le sozzerie che occupano pagine e pagine di giornale oggi, sono state pubblicate dopo che la difesa ne ha richiesto l’acquisizione. Questa procedura è completamente legale.
Nel caso in cui così non fosse, scatta l’indagine sulla procura, com’è giusto che sia.

Ora si possono fare innumerevoli considerazioni: possiamo chiederci come mai non esiste un’indagine su Fassino in relazione a queste scalate; possiamo legittimamente  dire che Il Giornale ha fatto bene a pubblicare la notizia, perché i giornalisti sono soggetti al diritto e dovere di cronaca; possiamo dire che Silvio Berlusconi ha utilizzato una procedura che è proprio il demone che dice di voler combattere col ddl.

Poiché in tutto questo non capisco dove sia l’abuso, essendo che i colpevoli di reati sono già perseguibili e perseguiti, la legge bavaglio non serve, e questo è evidente, ad evitare le fughe di notizie. Serve piuttosto a far chiamare “fughe di notizie” tutte quelle pubblicazioni di atti che oggi sono legittime.
E, come ben sappiamo, non serve solo a questo.

giovedì 13 ottobre 2011

Presidente, lo faccia per Lei

20 minuti, ovvero 1200 secondi (molti di più per lo sbadigliante Umberto). L'opposizione diserta per protesta, una ventina di appartenenti alla maggioranza lo fanno per qualche altro motivo. Forse hanno voluto risparmiarsi il mezzo elogio funebre di oggi, peraltro dall'autore dubbio (si pensa che lo stile diplomatico e poco violento sia opera di Gianni Letta).

“La vigilanza istituzionale del Capo dello Stato è impeccabile, sorveglia sul regolare svolgimento delle istituzioni e stimola i soggetti della politica senza fare politica. Le opposizioni esercitano un legittimo diritto dovere di critica anche aspra ma sono frastagliate, anzi oggi addirittura sparite.  Non hanno né un esecutivo di ricambio né un programma alternativo da sottoporre agli elettori. Io sono qui e con me una maggioranza politicamente coesa al di là degli incidenti d’aula", "un incidente parlamentare di cui la maggioranza ha la responsabilità, e di cui mi scuso, ha determinato una situazione anomala che dobbiamo sanare con un voto di fiducia politica. Il Governo presenterà al Parlamento un nuovo provvedimento di un solo articolo al quale aggiungerà tabelle e dati contabili da sottoporre alla Corte dei Conti”. 
Il Premier usa parole non sue, è posseduto.


Da queste parole, e dal resto del discorso, si imparano un paio di cose:
  • l'appello di Napolitano ("alto monito" mi suona un po' troppo...così) è stato cancellato da una passata di lingua.
  • il Governo è affranto: "ci scusiamo per lo spiacevole imprevisto, i clienti saranno risarciti al più presto".
  • il messaggio più confortevole è "noi del Governo famo schifo a'r cazzo, ma l'opposizione è peggio ancora".
Se io fossi il Presidente del Consiglio, con tutte le sue caratteristiche (tranne il suo disturbo narcisistico, nel senso psichiatrico del termine) a questo punto realizzerei il mio sogno e me ne andrei da questo "paese di merda" a godermi la bella vita senza minacce di processi, senza autori di satira che mi umiliano, senza ragazzine che mi ricattano, senza che tutti sappiano le mie fantasie sessuali. 

Perchè Silvio, invece, scegli la fine ingloriosa? Vuoi davvero morire politicamente  per mano di piccoli e grandi traditori? Davvero vuoi arrivare a farti scaricare di nuovo da Bossi, dopo tutti gli altri ministri? Non si vive di soli Responsabili, ricorda.

Per quanto riguarda l'opposizione, speriamo non diserti l'aula anche domani.

mercoledì 12 ottobre 2011

C'è riforma e riforma: bocciato Tremonti


Ad oggi il bilancio è seriamente compromesso: spese folli e sconsiderate, nessun censimento costante del patrimonio, costi del carburante insostenibili. Ma con la manovra si ridurranno al minimo le spese primarie e a zero quelle secondarie. Grazie alle entrate dovute, entro un mese il patrimonio sarà raddoppiato.
Purtroppo non sto parlando dell'economia italiana, ma del mio portafoglio.

La riforma fiscale del governo è di portata milioni di volte più estesa e importante del mio tentativo di recuperare contante, ma è anche molto meno efficente. La Corte dei Conti boccia i provvedimenti per affrontare la crisi,perchè dagli esiti incerti, confusonari, miopi, o troppo ottimisti.

Siccome sinceramente sto ancora cercando di capire le basi dell'economia, vi lascio alle dirette parole del presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino, contenute in Professione Finanza (l'articolo del sito del Fatto Quotidiano è sopperito a un guasto tecnico del sito):
La Corte dei Conti boccia la Riforma Fiscale

Guarda il tramonto...

Oggi il Governo è andato sotto sull'approvazione del bilancio. Un fatto estremamente grave, mai accaduto finora.
La maggioranza è mutevole, instabile, inaffidabile. Ora ogni scenario è possibile, nessun esito è da escludere.
Il Presidente della Repubblica ha tutti i motivi di intervenire e sciogliere le camere.

Vada come vada, questo è senza dubbio alcuno il tramonto di un lungo periodo, ma domani non è scontato che sia un giorno migliore. Salutiamo questa eclissi con un video che, tanto per cambiare, incita alla partecipazione.
Questa volta vi ho risparmiato il mio dialetto biascicato e i branchi di pesci alle mie spalle!


lunedì 10 ottobre 2011

Come recuperare una Nazione (parte 2)

Mentre il Governo cerca di capire se ha la faccia abbastanza simile al deretano da praticare un bel condono fiscale, ho pensato di proseguire la serie delle proposte secondo me migliori per risollevare le nostre sorti.
Mi rendo conto che molte delle mie idèe sono scontate, implicite del normale buonsenso di chiunque di noi, ma come si usa dire, "scripta manent, verba volant" ovvero "le scritture restano, i discorsi svaniscono" (o come disse un mio amico "se lo scrivi male il verbo vola").

Partiamo dalla più scontata, il sogno di ogni persona che lavora come una bestia da soma, o che la bestia da soma la fa proprio per lavoro, per poi guadagnare una miseria: ridurre lo stipendio delle cariche pubbliche a una somma di questo universo. Fa un certo effetto sapere che i parlamentari francesi guadagnano meno della metà dei nostri; il politico spagnolo medio guadagna in un anno circa 30 mila euro. Un quinto.

Per uscire dall'ambito prettamente economico, anche se a ben vedere non ci si allontana mai veramente da esso, bisognerebbe rendere omaggio anche all'etica pubblica: imporre l'interdizione ai pubblici uffici a tutti i soggetti moralmente indegni, per esempio.
La proposta in merito avanzata dai grillini, in cui moralmente indegno è qualunque condannato, è più intransigente della mia, che riguarderebbe solo i condannati per reati in ambito appunto di pubblica amministrazione (corruzione, frode fiscale, turbativa d'asta, ecc.). La consapevolezza di base è che chi ruba può farlo di nuovo, e per fortuna qualcuno ancora pensa che derubare lo Stato sia un crimine dei peggiori (non lo pensano, evidentemente, gli autori dei vari scudi, condoni e depenalizzazioni degli ultimi vent'anni).

Triste che cose così elementari, alla portata delle menti più semplici, non vengano mai discusse in Parlamento, nemmeno in tempo di crisi. Le cose sono due: o il QI dei nostri politici non supera quello di uno scimpanzè ammaestrato, oppure non sono in grado di rinunciare ai propri privilegi, avendo da pensare a cose più importanti: silenziare la stampa a sputtanamento concluso et simila.

domenica 9 ottobre 2011

Esportiamo balle in Medio Oriente


Siccome l'Italia di democrazia ne ha da vendere, come sapete la stiamo "esportando" ormai da dieci lunghi anni... In principio fu il tragico attentato alle Twin Towers. Quindi fu l'attacco all'Iraq, visto che Saddam Hussein non c'entrava niente con Al Qaeda, ma d'altra parte i presidenti B&B erano sulla stessa lunghezza d'onda. E poi c'erano pericolosissime armi di distruzione di massa invisibili, questo non va ignorato!

Il dittatore iracheno è morto da un pezzo, eppure l'esercito italiano sta tuttora lì con gli altri occidentali a fare imprecisate opere di bene. Ogni tanto ci rimette la vita qualche giovane, partito per portare i soldi nella povera casa da cui viene ("Why don't presidents fight the wars? Why do they only send the poors?" per dirla con i System of a Down). Le spese pubbliche per le operazioni militari sono una mostruosità, alcune decine di miliardi annui.

Tutto questo per cosa? La democrazia, che noi occidentali identifichiamo, guarda un po', con l'occidentalizzazione, viene rigettata come un organo incompatibile, se innestata dall'esterno. Quella gente si è adattata a un contesto sì misero, ma ormai familiare. Qualunque elemento innovativo e sconosciuto non viene percepito come lo percepiremmo noi. Susciterebbe spavento, non essendo stato introdotto dopo un lungo cammino di evoluzione culturale, come invece è accaduto in Europa, tra l'altro dopo una storia millenaria.

Ma di tutti questi bei discorsi al business della guerra non importa. E chi si azzarda a dire "a" è uno sciacallo anti-patriottico che fa demagogia facile. Parola di Ignazio.

Giornali: leggeteli con cautela

L’Italia è preda di una serie impressionante di malcostumi: si va dal malgoverno che davvero pochi sanno negare, alla completa assenza di assistenza ai lavoratori deboli, per cui i licenziamenti si sprecano. Dalla corruzione dilagante, ormai proverbiale marchio italiota, alla frode fiscale, un leviatano che nessuno vuole sconfiggere (forse perché già tutti inglobati dallo stesso?)

violapost.wordpress.com
In mezzo a tutto questo marasma, gran parte del mio disprezzo va ai giornalisti. Poco di strano quando ad infestare la tv sono i vari Minzolini, Ferrara, Vespa e il meno molesto Paragone. Chiunque abbia un minimo di capacità intellettive sa distinguere un giornalista vero da questo eterogeneo miscuglio di incompetenza e servilismo.
Meno diretta è la distinzione tra un giornalista all’apparenza equilibrato e uno davvero integro.

Il problema è che si tende a considerare “giornalisti con le palle” indifferentemente tutti quelli che criticano la banda Berlusconi. Ma ci siamo mai chiesti quali interessi ruotino dietro le testate d’opposizione? Nella peggiore delle ipotesi, dietro le quinte vi sono lobbies speculari o addirittura affini a quelle berlusconiane (gruppi imprenditoriali che ovviamente competono ed influiscono sui loro giornali, influenze politiche più o meno palesi, ecc.). E anche questi casi sono abbastanza facili da individuare. Il resto dell’editoria è davvero libero secondo voi? Anche in assenza di “padroni”, giornali come il più noto Fatto Quotidiano producono per vendere. E non c’è nulla di male in questo, anzi: si tratta di genuina competizione di mercato. Ma questo comporta inevitabilmente un certo rischio…

Si usa dire che i giornalisti si dividono tra quelli che scrivono per un padrone e quelli che scrivono per i propri lettori, assumendo che i secondi siano il modello positivo. La realtà è che chi scrive dovrebbe farlo né per gli uni né per gli altri, ma solo e unicamente per sé. Per la Verità.
Scrivere per i lettori fa venire in mente la sciagurata pubblicità del foglio Il Giornale che recitava: “Compra il quotidiano che da ragione alla maggioranza degli italiani!”. Tralasciando che mi giocherei le palle che la maggioranza degli italiani non diano ragione a Feltri, Sallusti e compagnia danzante, un giornale non deve dare ragione proprio a nessuno, si tratti di tanti o pochi individui.

Un fatto potrebbe infastidire molti. Non per questo dovrebbe essere taciuto. Un giornale che si crea un tipo particolare di pubblico, tenderà a voler far sentire quel pubblico intelligente, dandogli ragione. Questa non è libertà, è altresì un danno intellettuale di portata nazionale.

La parola d’ordine è diffidare… e diffideremo.

sabato 8 ottobre 2011

I secolo dopo Silvio

Scaramantico
Il Premier non è eterno, o almeno è altamente probabile che non lo sia. Il suo governare potrebbe finire da un momento all'altro: per indebolimento politico, quindi anticipato dal tradimento dei parassiti interni a PdL e Lega; per rivolta sociale, anche se poco probabile; oppure per morte naturale, come prevedo io. Per una causa o l'altra, fra qualche anno egli non sarà più il protagonista di giornali e telegiornali.

Sempre più frequente nei programmi d'informazione, è la domanda di rito: "cosa crede accadrà nel dopo-Berlusconi?". Le risposte sono variegate, e spaziano da robe tipo "il comunismo e il giustizialismo torneranno al potere diffondendo terrore e iniquità", "Alfano prenderà il suo posto e sarà suo degno erede" o la più pessimistica e realistica "morirà Berlusconi, ma non il Berlusconismo".

Quello che penso al riguardo è semplice: il conflitto politico da stadio si dovrebbe attenuare, aumenterebbe il disinteresse delle masse ignoranti, mentre l'astensionismo generale rimarrebbe invariato.
Probabilmente non si sentirebbe più parlare di conflitto d'interessi, mentre si dovrebbe eccome.
Probabilmente le opposizioni, di qualunque natura esse fossero, sarebbero ancora più letargiche di oggi.

Il Berlusconismo, inteso come tendenza al populismo castista ultragarantista, non finirebbe ma passerebbe completamente inosservato. Penso questo perchè temo che Berlusconi sia ormai un po' per tutti un simbolo divenuto indispensabile a prendere atto del malcostume politico. Non ci vuole un genio a capire chi è quest'uomo, quindi la sua esistenza politica ha destato l'interesse anche dei "neofiti della res publica". Cessato lui, cessato l'interesse. Tutto questo significa che le cose non miglioreranno, ma nessuno se ne renderà conto.

Metto in guardia voi e voi mettete in guardia gli altri da questo pericolo, ve ne prego! Dopo Berlusconi c'è il suo fantasma... oppure un altro Berlusconi.

giovedì 6 ottobre 2011

Morte di cosa?

Manifestazione dopo il crollo a Barletta - tg24.sky.it


Mentre scrivo sto seguendo Piazzapulita di C.Formigli su La7. Si parla della disgrazia di Barletta, non senza fare una confusione davvero inopportuna.
Si parla tanto di lavoro nero, condizione che interessava le vittime e le donne ferite ma salve. Come ha ricordato il vice-direttore di Libero, loro non sono morte di lavoro nero, ma probabilmente della malacostruzione.
Dove ci troviamo, in questa piccola parte di Puglia, il lavoro nero è una realtà accettata. Lo si deduce dalle parole del sindaco, per quanto cerchi di contraddire se stesso. Tante pessime realtà sono accettate, non solo a Barletta, ma in tutta Italia.

Le cose cambieranno ma, ripeto, queste donne non sono morte per questo. C'è un'indagine in corso, ma sulle responsabilità del crollo. Un'indagine su chi ha causato la morte di Maria Cinquepalmi, Tina Ceci, Matilde D'Oronzo, Giovanna Sardaro, Antonella Zaza.

Gli avvoltoi della Grande Carcassa

Diego Della Valle
Ultimamente ho cercato di farmi una cultura su Diego Della Valle: vita, opere e miracoli. Quest'uomo è di sicuro interessante, oltre ad avere una faccia simpaticissima. Un imprenditore dalla competenza raffinata, che lo ha portato in alto nella vita, fino ad essere uno dei big indiscussi dell'imprenditoria della moda italiana. Come tutti sapete di recente si è concesso un divampante appello al decoro rivolto alla classe politica italiana, utilizzando delle pagine comprate ai principali giornali per una pubblicità di scarpe.

Un altro personaggio interessante è Luca Cordero di Montezemolo. Anche lui imprenditore, anche lui di fama mondiale, anche lui in netto disaccordo col Governo. Tutti sanno chi sia grazie alla passata presidenza FIAT e Ferrari, nonchè della Confindustria.

Ci sono dei particolari comuni a entrambe queste persone, che mi interessano particolarmente:
  • sono uomini potenti e volti noti dell'imprenditoria italiana;
  • hanno entrambi potere su testate nazionali (rispettivamente alcune azioni del Corriere e tutto il Sole24ore);
  • sono stati alla presidenza di due squadre di calcio;
  • hanno entrambi negato la volontà di entrare in politica;
  • Luca Cordero di Montezemolo
  • e ultimo, ma assolutamente non per importanza, in un momento di crisi di casta sembrano entrambi proporsi come alternativa, denunciando il degrado ed esponendosi come "homini novi" (se il discorso è scontato per Montezemolo, dobbiamo ancora aspettare un po' per Della Valle, ma di sicuro non ci farà attendere molto)
Tutto questo dovrebbe ricordarci qualcuno. Inizia per Silvio e finisce per Berlusconi.
Una delle teorie più affermate del motivo per cui l'attuale Presidente del Consiglio abbia vinto le elezioni nel '94 è proprio che gli Italiani abbiano visto in lui l'abile imprenditore capace di usare le sue conoscenze del mestiere anche su un'intera Nazione, portandola al successo. E la completa perdita di credibilità dell'allora classe dirigente. Chiunque abbia una razionalità abbastanza sviluppata (o solo sia capace di guardare fuori dalla finestra e farsi un'idea), sa che questa aspettativa collettiva era sbagliata in partenza, dettata da un fuorviante senso comune.
Quando una bestia grossa come un sistema politico sta morendo, ecco arrivare i necrofagi, pronti a trarne vantaggio.

La diffidenza è un'arma potente, ma che in questo caso non è nemmeno necessaria. A buon intenditor...

Le dovute presentazioni

Non so dove abbia trovato il coraggio di farlo. Forse nella speranza di incitare gli altri a intervenire...della serie:" non potete fare figura del ca**o più di me!" Comunque se sono troppo sgradevole potete concentrarvi sui pesci dell'acquario alla mia destra. La bella canzone in fondo è Non siete Stato voi, di CapaRezza.
Buona visione!


video

mercoledì 5 ottobre 2011

Opinione - Azione - Killing the Hydra

Non ho ben chiaro il mio futuro, ma ho ben chiare le mie ambizioni. Non è colpa mia, ma sono un sognatore, e da quando ho una coscienza politica, il mio sogno è quello che condividono molti miei connazionali. No, non è far dimettere Berlusconi. C'è una realtà sociale, un'infezione estesa, che riguarda milioni di persone in Italia, non una sola. Silvio Berlusconi non è la testa da tagliare per far morire il corpo. Il corpo in questione è quello di un'Idra, con migliaia di teste, dove quella del Premier è solo la più esuberante. Sono ingenui e sbagliano in buona fede tutti coloro che concentrano le loro attenzioni su un solo uomo. Quello che voglio io è uccidere l'Idra.

Per quanto riguarda questo sito, io desidero qui si affrontino le opinioni di tutti gli italiani che valgono. Ancora una volta, non distinguo berlusconiani da antiberlusconiani come se gli uni fossero sciocchi o disonesti e gli altri saggi e valorosi. La mia stima va a chiunque desideri risollevare questa Nazione, qualunque sia la sua idea. Qui io posto notizie e opinioni. Le mie opinioni dovrebbero attirare le vostre. Anche diverse o opposte, perchè no? Sono dell'idea che una sola opinione non serva a nulla, che due opinioni facciano solo casino e che molte opinioni invece, generino un ecosistema di idèe in cui vale la selezione naturale. L'opinione forte vince su quella debole e coincide con quella migliore quando l'ecosistema non è inquinato da interessi economici e di partito. Da un gruppo di idèe forti e coerenti, può nascere la loro forma fisica, concreta. L'azione.

Ho già definito questo progetto come un'utopia realizzabile. Se anche voi ci credete, non dovete fare altro che leggere e partecipare.

lunedì 3 ottobre 2011

La crisi del calcio italiano: sintomi di un declino

articolo di Filippo De Grazia


C’erano una volta Platini, Van Basten, Maradona, Weah, Zidane, Ronaldo e Nedved, campioni stranieri che giocavano nel campionato italiano. Erano i tempi in cui i giovani fuoriclasse bramavano di trovar spazio nelle squadre del calcio italiano, quando le nazionali campioni del mondo erano sette o otto undicesimi composte da giocatori impegnati nel nostro campionato. Erano tempi felici per il nostro calcio.
 Nel 2011 promesse come Pastore e Sanchez fuggono alla corte di società estere. Oggi esportiamo i nostri allenatori (vedi Capello, Ancellotti, Spalletti e Mancini) e, caso assai insolito, i nostri giocatori: Rossi, Criscito, Sirigu e Balotelli, solo per citarne alcuni. Abbiamo addirittura perso il quarto posto nel ranking europeo per le competizioni UEFA, surclassati dalla Bundesliga.
Ma qual è il motivo di questa crisi? Per capire perché la Serie A ha perso il fascino e il valore di una volta, occorre riconoscere i sintomi della sua malattia. I segni della sua decadenza.
Come quando nel ‘91 in Italia cadde il PCI e due anni dopo conseguentemente il suo fatale antagonista, la Democrazia Cristiana, così la crisi del calcio italiano è inesorabilmente connessa alla caduta della società che da oltre un secolo contribuiva a dargli identità e valore: la Juventus. Il processo di Calciopoli è stata la prima strutturale picconata al campionato di calcio italiano. Da allora tutto si sgretola. Un campionato senza Juventus è un campionato orfano della sua squadra più rappresentativa E’ un campionato sterile.

E’ vero, dopo il processo del 2006, la Nazionale ha vinto una coppa del Mondo e due Club nostrani la Champions League (Milan nel 2007 e Internazionale nel 2010), ma sono stati casi speciali, gli ultimi segni di vita di un campionato nostalgico della sua storia. E’ vero anche che non tutto è riconducibile al declino deciso a tavolino della squadra bianconera ma è lo stesso importante riflettere sulle conseguenze, giuste o sbagliate, di quella sentenza che uccise il campionato italiano punendo la Juve.

Altro sintomo del male di cui soffre l’Italia è il rinomato regime fiscale che secondo alcuni, penalizza le società e che consiste nella alta tassazione e i bassi introiti derivanti dagli incassi delle società. La questione degli stadi di proprietà dei comuni non va giù alle dirigenze dei team italiani che puntano il dito su una politica che non li agevola. Senza tanti introiti non è possibile  fare acquisti da 40 o 50 milioni come fanno all’estero, motivo per cui tuttavia,  riusciamo a rimanere entro i parametri del Fair Play finanziario indicato dall’ UEFA. A questo si aggiunge il problema dei vivai, sempre meno fonte di produzione di campioni nostrani e, da parte opposta, causa del sempre crescente numero di giocatori stranieri nella rosa dei club professionisti. Basti pensare che nell’ultima Champions conquistata dall’Inter, squadra di Milano, questa vantava quattro italiani in rosa di cui zero titolari (senza contare l’allenatore portoghese).

Poi  c’è da sottolineare la concorrenza dei campionati esteri a cui è connesso un disagio prodotto dalla questione morale. Quale campione vorrebbe mai andare a giocare con una squadra non blasonata, senza prestigio, senza identità come il Manchester City? O come il Paris Saint Germain? Eppure il Kun Aguero, promettente calciatore argentino, ha rifiutato il corteggiamento della Juve, squadra tra le più importanti del mondo, per approdare al Manchester City, club senza storia comprato dallo sceicco Mansour e sul quale sono stati investiti 350 milioni di euro in tre anni e del quale fanno parte tanti altri campioni (Silva, Balotelli, Tevez, Dzeko) inverosimilmente interessati al valore della maglia. Eto’o è andato all’Anzhi, squadra russa di proprietà di un magnate del petrolio, unicamente per un maxi ingaggio da 20 milioni a stagione. E’ cambiato il calcio o sono cambiati i sogni dei calciatori? Come competere con il dio denaro che cancella l’opportunità di indossare una maglia gloriosa per una più “preziosa”?. In Italia nessuna squadra può permettersi di costruire la propria competitività con i soldi.

Quindi il sintomo più evidente: la crisi di risultati. Le squadre italiane, per cui senza distinzione, se giocano in competizioni europee si tifano tutte, non raggiungono grandi risultati. Non conquistano i “tituli” che contano. Più che sintomo, a questo punto, conseguenza evidente di un sistema logorato dai suoi problemi e non più  in grado di rigenerarsi. Ma quale dev’essere la terapia? Si tratta di un malato terminale? No, certo che no. La storia, come il calcio, segue cicli che si ripropongono nel tempo. Di preciso, non possiamo dire quando potremo ritornare ad essere il miglior calcio del mondo, ma senza dubbio se si continua a perseverare nei vizi, il paziente non guarirà mai, non potrà mai tornare a lavorare. Figuriamoci se fanno pure lo sciopero.